Cambiare le emozioni con le parole

9 maggio, 2018

In un esperimento del Brookhaven National Laboratory, si è scoperto che l’uso continuo di parole negative causa un’alterazione significativa dei livelli ormonali e dei neurotrasmettitori. Quindi della biochimica del cervello. La visualizzazione della parola “no” per un secondo, stimolava il rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress.
Questo significa che i soggetti che pronunciano parole negative entrano in uno stato emotivo negativo. E più questo modulo ripetitivo aumenta, più esso si stabilizza facendoci entrare in uno stato emotivo di disagio e frustrazione.

 

L’Università Claude Bernard di Lione ha invece condotto uno studio nel quale è stato scoperto che, nel momento in cui ascoltiamo dei verbi legati all’attività fisica, si attivano automaticamente le aree motorie connesse con l’attività fisica enunciata, e la forza con la quale afferriamo gli oggetti aumenta.

 

“Vi sono prove che l’osservazione di lettere dell’alfabeto tracciate a mano, attiva la rappresentazione motoria della mano dominante nel cervello di chi legge”
(Freedberg e Gallese, 2007; Wojciehowski e Gallese 2011)

 

In un altro studio è stato visto come, di fronte a situazione di emergenza emotiva (incidenti, traumi), l’attivazione controllata della seconda lingua, in chi è bilingue, produce nella persona un effetto emotivo minore rispetto all’attivazione della lingua madre.

 

Il neurologo cognitivista Abutalebi sostiene a questo proposito che «Un idioma che non sia appreso dalla nascita è meno influenzato dalle emozioni perché mentre lo si parla si deve esercitare un controllo cognitivo maggiore per ‘spegnere’ la madrelingua».

Anche qui vi è un forte legame tra lingua, emozioni e cervello.

 

L’Università di Londra ha svolto uno studio comparato tra inglesi e himba (una lingua parlata nel nord della Namibia), nel tentativo di capire il criterio di classificazione dei colori a partire da lingue differenti. L’esperimento ha messo in luce che, attraverso una differente classificazione dei colori, gli himba mettevano il verde e il blu nella stessa categoria (la parola era buru per entrambi i colori), e curiosamente usavano termini diversi per le sfumature riguardanti il colore verde (a differenza degli inglesi).

 

Bisogna stare attenti quindi al modo in cui descriviamo le nostre emozioni.

 

Perché se da una parte, come insegna la pnl, il linguaggio esprime ciò che proviamo, al medesimo tempo può cambiare quello che proviamo.

 

Sia a livello emotivo che corporeo. Questo è un principio alla base sia dell’ipnosi che del training autogeno che della bioenergetica, e di molte altre metodologie.

 

In altre parole modificando il linguaggio possiamo modulare e gestire le nostre emozioni.

 

Ecco perché nel leggere i brani di Shakespeare ci emozioniamo, oppure quando qualcuno ci dice che ci ama andiamo in estasi.

 

Come fanno i politici a influenzare gli elettori nelle votazioni, a convincere gli organi parlamentari a cambiare una legge, o il popolo a insorgere come nelle grandi rivoluzioni, a morire combattendo, e quindi a cambiare il corso della storia? Attraverso il linguaggio. Attraverso le parole.

 

Non fraintendetemi. Quando proviamo qualche emozione negativa, occorre “stare” in quell’emozione e sentire ciò che ha da dirci di noi e del mondo circostante.

 

Non avrebbe senso cercare subito di trasformarla, in quanto vi è certamente un perché del suo arrivo. Una sua utilità e funzione, che va compresa e accolta nei suoi significati.

 

Il punto è sapere come gestire queste emozioni dopo che le si è comprese e accolte.

 

Cioè non farsi schiacciare da esse, soggiacendo alla paura, alla tristezza, alla rabbia o alla frustrazione; oppure rischiare di farsene travolgere in modo distruttivo, sia per noi che per gli altri.

 

Se siete arrabbiati, ma veramente arrabbiati, provate a dire a qualcuno che vi sta di fronte oppure a voi stessi “Mi sento un po’ frustrato”. Oppure “Provo disappunto”; oppure ancora “Sento fastidio”. E percepite l’effetto che queste frasi hanno su di voi.

 

È un effetto un po’ differente rispetto a quando dite: “Sono molto incazzato!”, vero?

 

In che modo si modifica dentro di voi l’emozione che provate?

 

Più la frase è ironica, morbida, placida, rispetto a un’emozione come la rabbia in questo caso, più il modulo che neurologicamente avete installato più o meno inconsapevolmente in voi in tanti anni di arrabbiature e copioni relazionali si smonta. Si affievolisce come un palloncino.

 

Quando siamo tristi, abbattuti, oppure impauriti, più diciamo a noi stessi di essere tristi, di non valere nulla o di avere paura, più ci sentiremo scoraggiati e impauriti.

 

Il linguaggio influenza lo stato d’animo.

 

Anthony Robbins, nel suo libro “Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario” propone diversi ammorbidimenti emotivi attraverso il linguaggio, detti anche “reincorniciamenti” in pnl, attraverso i quali spezzare i propri moduli mentali e cerebrali.

 

Eccone alcuni che seguono lo schema emozione negativa – emozione positiva, ma tu puoi provare a inventarne degli altri.

Arrabbiato – Deluso

Pauroso – A disagio

Confuso – Con qualche interrogativo

Spaventato – Perplesso

Esausto – Un po’ stanco

Frustrato – Seccato

Ferito – Un po’ offeso

Nervoso – Eccitato

Sovraccarico – Energico

Stressato – Impegnato

Depresso – Triste

Respinto – Frainteso

Solo – Per conto mio

 

Più ti eserciterai durante la giornata, sia con te stesso che nel parlare con gli altri, più vedrai aumentare i tuoi risultati. Puoi provare a riformulare in modo più morbido anche le frasi dei tuoi amici e conoscenti: ti sorprenderai nel vedere come le persone cambiano il loro atteggiamento di fronte a parole che ammorbidiscono i loro stati d’animo negativi.

 

Gli stati d’animo negativi infatti diventano più gestibili se reincorniciati attraverso parole ironiche, oppure che ne alleggeriscono il significato.

 

Se hai una difficoltà puoi contattarmi senza impegno al 3477120438: sarò felice di ascoltarti.

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© Omar Montecchiani

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