Cosa significa ascoltare

16 settembre, 2018

Carl Rogers, uno dei padri fondatori della psicologia umanistico-esistenziale, parlando di ascolto e di comunicazione sostiene questo: “La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.” 

Quando parliamo con qualcuno infatti, siamo spesso spinti a giudicare come buono o cattivo ciò che l’altro dice; come giusto o sbagliato, e via di seguito.

In altre parole osserviamo l’altro, lo ascoltiamo, percepiamo la sua persona, ma in realtà non lo stiamo comprendendo realmente per ciò che egli è e per ciò che ha da dirci.

Tra lui e noi si frappongo una quantità di filtri mentali, i quali rendono impossibile lo stabilirsi di una comunicazione davvero autentica.

I filtri che bloccano questa comunicazione, oltre che essere relativi al giudizio che a volte esprimiamo o più spesso formuliamo silenziosamente, sono dati dalle nostre convinzioni, idee personali, pregiudizi, o magari dai valori diversi che abbiamo.

“Stai dicendo una stupidaggine”, “Sei in errore”, “Stai sbagliando tutto facendo così”, “Io avrei detto questo al tuo posto”, ecc. Frasi di questo genere sono all’ordine del giorno e sono intrise di giudizi e critiche.

Sospendere il giudizio è dunque la precondizione di base per poter ascoltare realmente l’altro, incontrandolo nella sua alterità.

Sospendere il giudizio significa predisporsi con curiosità e attesa silenziosa nei confronti della visione del mondo dell’altra persona, al fine di incontrare davvero l’altro e arricchire interiormente la nostra mappa interiore, i nostri modelli interni i quali ci aiutano a percepire e a guidarci nella realtà.

Ma anche a scoprire dentro di noi nuove risorse.

Vedere le cose dal punto di vista dell’altro, infatti, vuol dire empatizzare con lui al punto tale da fare nostra la sua prospettiva, così da intravedere nuovi spazi di realtà e quindi nuove possibilità di vita.

Questo atteggiamento a partire dal quale per un attimo sentiamo “come se” fossimo davvero l’altro, sempre secondo Rogers, si chiama appunto empatia.

Essere empatici e sospendere il giudizio non vuol dire accettare acriticamente l’altro, i suoi valori e le sue idee: ma semplicemente capire il suo mondo, comprenderlo, accoglierlo, e per un attimo calarlo nel nostro al fine di aprire nuove fessure di senso, nuovi significati.

Che potremmo poi fare nostri o meno, ma che almeno in un primo momento non abbiamo rifiutato a prescindere, a partire da un nostro pregiudizio.

Assenza di giudizio ed empatia sono secondo me due strumenti capaci di dischiudere una comunicazione con l’altro capace di far incontrare due persone veramente, e arricchirle nelle loro reciproche visioni del mondo, dell’altro e della vita.

Da una comunicazione di questo genere, basata su questi due atteggiamenti esistenziali, si esce quasi certamente un po’ cambiati.

Accogliere l’altro senza giudicarlo, empatizzare con lui, fa sì che l’immagine interna di noi stessi venga per un attimo destabilizzata per fare spazio ad un ascolto capace di integrare una prospettiva differente. Questo destabilizza, ma può far crescere dentro.

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© Omar Montecchiani

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