Cosa succede quando le aspettative si infrangono

29 settembre, 2018

Capita a volte, dopo un progetto che non si è riusciti a portare a termine, una relazione finita male o una semplice incomprensione tra amici, di sentire dentro di noi un certo senso di delusione.

In quel momento, la nostra mente ha un unico obiettivo: trovare un colpevole, li fuori, che possa giustificare il nostro stato d’animo.

Ecco allora che cominciano tutta quella serie di rimproveri, accuse, giudizi e quant’altro, nei confronti di chi, pensiamo noi, non ha compreso le nostre intenzioni, bisogni, aspirazioni.

In realtà sono le nostre stesse aspettative che provocano in noi, nel confronto con la realtà esterna, una certa reazione interna.

Questo non significa che nella vita non possiamo e anzi non dobbiamo aspettarci qualcosa dagli altri e dal mondo.

Senza alcuna aspettativa, infatti, senza cioè alcun desiderio che possa dare vita nella nostra mente a uno scenario di realizzazione di qualcosa, non avremmo alcuna spinta a fare alcunché.

Non saremmo motivati ad agire, a produrre, a concretizzare un sogno.

Il punto tuttavia è quello di avere delle aspettative “realistiche”, non basate su bisogni e desideri irrealizzabili, illusori, “falsi”.

Se ad esempio desideriamo che il nostro partner soddisfi in anticipo ogni nostro desiderio, prima che noi glielo comunichiamo, e matematicamente lui/ei non lo fa, l’implicito è che avremo la convinzione che lui/ei possa leggere nella nostra mente, e questa aspettativa sarà foriera di delusioni e conflitti.

Eppure è una nostra aspettativa. Un nostro problema, non il suo.

Se ci aspettiamo di vincere con assoluta certezza quel concorso pubblico, a dispetto delle migliaia di partecipanti, o che i nostri genitori provino interesse per quella passione per la crescita personale che noi stiamo cercando di trasformare in un lavoro, stiamo in entrambi i casi avendo delle aspettative irrealistiche.

Nel primo caso perché il nostro obiettivo non è completamente sotto il nostro controllo, ma dipende anche da altre persone; nel secondo perché pretendiamo che l’altro provi un sentimento capace di soddisfare un nostro desiderio. E noi non possiamo “creare” negli altri un sentimento.

In sintesi, la formulazione di aspettative realistiche è la base per vivere una delusione “funzionale” capace di farci rialzare dopo una caduta, di imparare da un’esperienza di “fallimento”, e di riprovarci nuovamente.

Più alte sono le nostre aspettative, nel senso di non realistiche, utopiche, illusorie, non fondate su delle autentiche possibilità di realizzazione e che non prendono in considerazione la complessità della realtà, più la caduta, in caso di insuccesso, sarà grande.

E quindi la batosta ci farà decidere di non ritentare nuovamente, abbandonando tutto. Ma la colpa, lo sappiamo, sarà stata solo nostra.

© Omar Montecchiani

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