Il dolore del cambiamento e come uscirne

Il dolore del cambiamento e come uscirne

9 maggio, 2018

I nostri comportamenti sono maggiormente determinati dall’impulso ad allontanarci dal dolore piuttosto che dal desiderio di raggiungere un maggiore piacere.

In altre parole, rispetto al cambiamento siamo spinti più dall’evitamento di qualcosa che ci fa stare male.

Iniziamo una dieta perché abbiamo superato una certa soglia del dolore, rispetto alla quale la vergogna, l’imbarazzo e il nostro stato di salute fisica non sono più tollerabili per noi.

Smettiamo di fumare perché non riusciamo più a respirare facilmente, o perché la paura di una leggera tachicardia, o il senso di responsabilità per i nostri figli, sono diventati pesanti per noi da sopportare.

“Scegliamo” di non frequentare più rapporti di un certo tipo, o di avere relazioni di un certo genere con l’altro sesso, perché ci siamo stati talmente tanto male fino al punto di dire basta: vogliamo avere intorno a noi persone diverse.

Allora, si potrebbe obiettare: perché anche se stiamo male non mettiamo in atto quel cambiamento che, sappiamo, potrà risolvere il nostro stato di malessere?

Per tre motivi.

Il primo è questo: non abbiamo ancora raggiunto il nostro limite di sopportazione. Non siamo ancora arrivati alla soglia ultima del dolore e dell’insopportabilità.

Il secondo motivo è che abbiamo paura dell’ignoto.

Cambiare fa paura perché, sia che sappiamo cosa fare, sia che non sappiamo cosa fare, si presenta di fronte a noi una situazione di rischio: potrebbe andare tutto per il verso sbagliato. Nel mio libro ne parlo approfonditamente.

Il terzo motivo è che, tendenzialmente, traiamo qualche vantaggio secondario dal rimanere nella situazione in cui siamo.

Un primo vantaggio è quello di fuggire dalla paura dell’ignoto di cui parlavo nel secondo punto, cioè ci allontaniamo da un dolore più grande rispetto a quello presente nella situazione che viviamo. Anche se la situazione è scomoda e dolorosa.

Per esempio, nel continuare a fumare anche se siamo consapevoli del rischio per la nostra vita, potrebbe esserci il vantaggio di sentirci più sicuri di fronte agli altri e a noi stessi quando fumiamo.

Nel mangiare cibi ipercalorici ci potrebbe essere il piacere del cibo, o magari, ancora più in profondità, il piacere che ci procura il cibo dopo una giornata di frustrazioni.

Forse il piacere del cibo grasso è una gratificazione ancora maggiore rispetto a una vita fatta di insoddisfazioni.

Nel rimanere in una relazione affettiva dolorosa potrebbero esserci mille vantaggi secondari.

La forza dell’abitudine, la paura di rimanere soli, la paura del vuoto, della morte simbolica (separazione), la possibilità di essere mantenuti economicamente dall’altro, una forte intesa sessuale che compensa la mancanza di sentimenti, e via di seguito.

Ho incontrato tutte queste situazioni e molte altre nei colloqui con le persone che vengono da me per essere aiutate.

E quindi rimandiamo… rimandiamo… rimandiamo… tutti i cambiamenti che sappiamo essere necessari per stare meglio.

Ci raccontiamo un sacco di giustificazioni, razionalizziamo, prendendo le scuse più disparate: “sono stanco”, “non è il momento opportuno”, “sono state le condizioni iniziali a portarmi a questo punto”, “è colpa sua”, “non me la sento”, “se il destino a voluto questo per me significa che devo accettarlo”, e via di seguito.

Ne ho sentite di tutti i colori in questi anni di pratica come counselor.

Le persone sono fragili, e io conosco bene queste fragilità perché le ho vissute e affrontate in prima persona, sia nella vita in generale, sia nei lunghi percorsi di sviluppo personale che ho fatto.

Il segreto è spostare il focus dalla sensazione di dolore immediato, dopo averlo compreso e accolto, e focalizzarsi sul piacere a lungo termine che una determinata azione che non abbiamo ancora intrapreso può offrirci.

Il semplice evitamento del dolore, non porta ad alcun beneficio concreto e fa rimanere nella propria zona di comfort. È tuttavia un passaggio naturale, perché è in questa fase che la persona, seppure in preda alla confusione e ai dubbi, ha la possibilità di accedere al cambiamento.

È una condizione necessaria dunque, ma non sufficiente.

La seconda fase è quella del sapere che cosa voglio, e la spinta al piacere che può darmi ciò che potrei ottenere in seguito alle mie azioni.

Prima devo sapere che cosa non voglio, ma poi occorre sapere che cosa voglio e perché, focalizzando i miei obiettivi e bisogni, e sperimentando interiormente il piacere del cambiamento.

Altrimenti non mi deciderò mai e troverò mille compromessi accettabili per rimanere nella mia comfort zone.

In questo articolo ti propongo un primo esercizio che puoi fare per chiarire la tua situazione, scoprire quali sono i tuoi punti deboli e le tue risorse, e iniziare fin da subito il cambiamento.

  1. Prendi carta e penna e scrivi 4 cose che fino ad ora hai rimandato e che avresti voluto fare. Fare pace con qualcuno, iniziare una dieta, fare quel corso, mandare a quel paese tizio o caio, incontrare persone diverse, ecc.
  2. Sotto a ciascuna cosa rispondi a queste domande: “Perché non ho fatto ciò che avrei voluto fare?”, “Che dolore provavo nel non fare quello che avrei voluto fare?”
  3. Poi scrivi tutti i piaceri che hai tratto dal rimanere nella situazione in cui sei.
  4. Adesso scrivi tutti i costi che potresti pagare nel rimanere nella tua situazione attuale, in cui provi difficoltà e dolore. Se continui a fumare quali rischi corri da qui a dieci anni? Se non chiami quella persona per chiedergli scusa, come ti potresti sentire? Se non esci di casa e continui a isolarti da tutti, che cosa rischi da qui a 5 anni? Scrivi come ti fa sentire effettivamente tutto questo, e non fare semplicemente un elenco degli eventi concreti cui andrai incontro.
  5. Ora scrivi quali piaceri potresti trarre dal compiere effettivamente le azioni che stai rimandando, quali vantaggi potrai avere dall’agire subito in quella direzione. “Mi sentirò più sicuro di me”. “Sarò finalmente libero”. “La mia vita migliorerà”. “Avrò più soldi”. “Mi sentirò in pace con me stesso e in armonia con gli altri”. E via di seguito. Gustati le sensazioni di piacere che provi nel momento in cui scrivi queste cose, fin dentro al tuo corpo.

Spero che questo esercizio ti sia stato utile, e ti invito a rifarlo ogni qual volta lo riterrai opportuno. Ogni volta cioè che ti troverai ad attraversare i guado.

Se ti è piaciuto l’articolo e magari ti trovi in una situazione di cambiamento ma non riesci a proseguire da solo/a, puoi contattarmi senza impegno al 3477120438. Sarà un piacere per me ascoltare la tua storia.

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© Omar Montecchiani

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