I sistemi rappresentazionali della PNL: cosa sono, a cosa servono e come possiamo utilizzarli per vivere meglio

I sistemi rappresentazionali della PNL: cosa sono, a cosa servono e come possiamo utilizzarli per vivere meglio

1 settembre, 2018

Quando ripensi alla cena che hai fatto qualche tempo fa, in quel ristorante che ti piace tanto, la tua mente si focalizza di più sull’ambiente, sugli arredi della sala, sulle luci, i colori del locale, o sulle persone che c’erano?

 

Ti riviene in mente il ricordo dei suoni e la musica di sottofondo, le parole sentite dal tavolo vicino?

 

Oppure ancora il tuo ricordo ruota principalmente attorno al cibo gustato, alle sensazioni provate, agli odori delle diverse portate e a quello del vino?

 

Secondo la Programmazione neuro-linguistica, noi filtriamo la realtà attraverso i nostri cinque sensi.

 

Le informazioni filtrate vengono poi elaborate a livello cerebrale dai nostri recettori e circuiti neurali, per poi formare delle rappresentazioni interne.

 

In PNL questo tipo selezione tra gli elementi visivi, auditivi e cenestesici, prende il nome di “sistemi rappresentazionali”.

 

I sistemi rappresentazionali, cioè i nostri cinque sensi, sono quindi uno dei filtri percettivi attraverso i quali apprendiamo informazioni dal mondo esterno (ma anche dall’interno) ed elaboriamo le nostre esperienze. Anche di una cena al ristorante.

 

Essi ci dicono molto del nostro modo di ragionare, ma anche del modo di rapportarci alle altre persone.

 

Sono tre. Visivo, auditivo e cenestesico. In PNL li abbreviamo attraverso questa sigla: V A K.

 

Considera che il cenestesico racchiude, oltre alle sensazioni corporee anche il sistema olfattivo e gustativo.

 

Ognuno di noi ha un sistema rappresentazionale dominante, e se hai risposto alle tre domande iniziali ti sarai reso/a conto che strutturiamo le nostre esperienze preferendo un senso piuttosto che un altro.

 

Quando ci rivolgiamo a qualcuno per raccontargli un’esperienza, oppure il nostro punto di vista su qualcosa, linguisticamente esprimiamo il nostro sistema rappresentazionale primario.

 

Quando vai a comprare qualcosa, un vestito ad esempio, pensi a come ti starà addosso in una certa situazione, facendoti il tuo film mentale; o magari ti cominci a raccontare che cosa potrebbero dire gli altri quando lo vedranno, iniziando un lungo dialogo interno dentro di te; oppure ti concentri sulla vestibilità, sulla comodità quando lo indossi, e sulle sensazioni che hai al contatto con il tessuto. 

 

Al supermercato alcuni preferiscono guardarsi intorno prima di prendere qualcosa, cercando di qua e di là con lo sguardo; altri si soffermano sulle scritte e si mettono a leggere i contenuti dei prodotti, con cosa sono fatti ecc.; altri li prendono in mano e li soppesano, prima di tutto. 

 

“Non mi ha minimamente visto“. “Non mi sono sentito capito“. “Non mi sono sentito toccato“: queste tre espressioni ad esempio sono tre modi diversi, visivo, auditivo e cenestesico, per esprimere la stessa esperienza di solitudine.

 

Ti sei mai chiesto/a come mai?

 

Ma a cosa ci serve sapere che ognuno di noi si rappresenta interiormente un’esperienza, una rappresentazione interna o un ricordo, attraverso un senso piuttosto che in un altro?

 

Ora te lo spiego.

 

Per farti un esempio concreto, parlare e comportarsi rispetto a un visivo “visivo” in termini cenestesici, probabilmente non contribuirà a farsi capire da lui, o comunque non contribuirà a far sì che egli si senta capito pienamente da noi, al punto tale da fidarsi completamente.

 

E questo rispetto a una relazione affettiva, di lavoro, oppure semplicemente in una conversazione mondana.

 

Se sono un venditore di auto e a un visivo invece di fargli notare le forme accattivanti dell’auto, oppure l’eleganza degli interni ecc., gli propongo di farlo sedere per sperimentare la sua comodità, potrà forse apprezzare questa cosa. Ma sarà difficile convincerlo pienamente all’acquisto.

 

Altro esempio quotidiano.

 

Una moglie cenestesica di solito ama poche parole e molti fatti.

 

Allora potrà apprezzare le frasi d’amore del marito se lui è un auditivo, oppure delle sorprese se è un visivo.

 

Ma non si sentirà pienamente amata e ascoltata nei suoi bisogni come quando egli esprimerà il suo amore per lei attraverso baci, abbracci e coccole.

 

In questo senso, è importante comprendere il linguaggio dell’altro, il quale esprime sempre attraverso i suoi predicati il sistema rappresentazionale primario.

 

Per il visivo abbiamo predicati ed espressioni come: “lo vedo benissimo”, chiarire, chiaro, vedo, vedere, luminoso, spazioso, aperto, trasparente, “illuminante”, e via di seguito.

 

Per l’auditivo alcuni predicati ed espressioni potranno essere: dialogo, dialogare, musicale, “mi suona bene”, musica, suonare, ascolto, ascoltare dire, dirsi, capire, parole, intendersi, ecc.

 

Per il cenestesico i predicati e le espressioni saranno: sentire, sensazioni, intuire, intuizioni, emozioni, emozionarsi, comprendere, “sentirlo di pancia”, bloccato, peso, pesare, affanno, “nodo alla gola”, ecc.

 

Puoi allenarti e divertirti ad ascoltare le persone che vedi tutti i giorni, e ad entrare in sintonia con loro allineandoti e rimandandogli il loro linguaggio.

 

Oppure, come nell’esempio del venditore d’auto e della moglie, puoi sintonizzarti con loro “facendo” concretamente qualcosa in linea con i loro sistemi rappresentazionali preferiti.

 

A un visivo farai vedere qualcosa, con ampi cenni delle braccia e delle mani nell’aria; con un auditivo potresti usare espressioni come “potrai dire a te stesso che…”, e muovere le dita della mano vicino all’orecchio per creare una metafora efficace; a un cenestesico ti rivolgerai sottolineando emozioni e sensazioni, toccandoti e toccandolo sulla spalla ecc. (i cenestesici amano il contatto corporeo).

 

Ti sorprenderai nel vedere, nell’ascoltare e nel percepire i loro cambiamenti nei tuoi confronti: i quali saranno molto probabilmente più favorevoli, amichevoli, e basati su una maggiore fiducia e complicità.

 

Se è vero che amiamo negli altri ciò che in qualche modo può farci crescere, quindi ciò che loro hanno di differente da noi, dall’altra parte è anche vero che ci piace che essi riflettano i nostri stessi modi di pensare e di essere.

 

Puoi anche cominciare a sviluppare i tuoi sistemi rappresentazionali meno sviluppati, percependo gli oggetti o le situazioni focalizzandoti su di esse attraverso altri sensi. Registrare informazioni e vedere che cosa ti viene in mente di diverso.

 

Se invece vuoi sviluppare la tua capacità persuasiva attraverso i potenti strumenti della Programmazione neuro-linguistica, ti invito a partecipare al mio corso intensivo che si terrà il 9 dicembre a San Benedetto del Tronto.

 

Una intera giornata nella quale apprenderai delle tecniche potenti ed efficaci per vivere meglio con se stessi e con gli altri. Iscriviti subito per non perdere il tuo posto!

 

 

 

 

 

© Omar Montecchiani

 

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