La corsa e la vita (parte seconda)

La corsa e la vita (parte seconda)

9 maggio, 2018

Ma oltre a questo c’è il piacere: è il piacere che muove i piedi e il corpo. Più di uno in verità. Innanzitutto il piacere di dedicare uno spazio a me stesso. Uno spazio interamente mio per stare bene, per pensare e fare progetti. Si, per pensare. È curioso come molti sostengano che il movimento faccia sì che la mente si annulli, e che il pensiero si spenga per dare spazio alle sensazioni corporee. Per me non è esattamente così. Infatti, è come se durante la corsa, forse perché così abituale, giungessi a uno stato di coscienza in cui da una parte continuo a percepire il mondo esterno, la strada, il paesaggio, le macchine, i rumori; dall’altra, la mia mente è attraversata da miriadi di pensieri.

Non affollata, bensì attraversata. È esattamente questo il termine giusto.

Mentre corro divento come una specie di contenitore vuoto, oppure di schermo, sul quale passano incessanti progetti, previsioni, dialoghi, monologhi e confronti di ogni genere. È come se in quei momenti tornassi a percepire le cose da una certa distanza, permettendomi al medesimo tempo di sentire di esistere in modo pressoché puro.

So che penso perché osservo i miei pensieri andare e venire, eppure non sento di stare pensando. Non saprei in che altro modo spiegare questo stato. È una specie di estasi. E i pensieri che mi attraversano, agevolati da un movimento e da uno sforzo solo a tratti percepito, si riorganizzassero incasellandosi autonomamente in luoghi che non conosco, ma che so esistere. Luoghi dai quali potrò estrarre le mie idee più facilmente domani, o tra una settimana. Ho scritto interi articoli durante le mie sessioni di corsa. Non voglio esagerare, ma è un po’ così che la vivo. Ma ovviamente dipende dalla giornata e da come mi sento fisicamente e mentalmente.

C’è poi il piacere del benessere fisico, il quale solitamente arriva subito dopo lo sforzo, quando torno a casa e mi faccio una bella doccia. Mi sento rigenerato, rinvigorito, soprattutto il giorno dopo. Mettere alla prova il proprio corpo, gradualmente e senza forzature, rappresenta una modalità essenziale per contattare i propri limiti, per diventare consapevoli di se stessi sia psicologicamente che fisicamente, ma anche per sentire dentro di sé che la messa alla prova comporta dei benefici non paragonabili a livello di salute psicofisica. Sia sul breve che sul lungo termine. L’estetica di un corpo tonico scolpito dalla corsa è un piacere secondario rispetto al benessere generale che si riesce a raggiungere.

Un altro piacere fondamentale è quello riguardante il rituale stesso della corsa. Mettersi l’abbigliamento giusto a seconda della temperatura del momento, le scarpe, decidere dove andare a correre a seconda delle sensazioni che si hanno; oppure semplicemente a partire dal tempo che fa, dell’orario, e quindi della possibilità o meno di usufruire di lampioni o magari della luce diurna.

La corsa di notte è la mia preferita, nonostante il freddo e magari il traffico: di solito infatti corro di notte quando si fa inverno, la sera, perché svolgo gli altri impegni durante il giorno. È tutto molto più intimo quando è buio, c’è una specie di magia, e ogni sensazione e percezione assume un carattere speciale.

[continua]

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