La realtà è come ce la raccontiamo

3 Marzo, 2019

Sin dall’alba dei tempi l’umanità si è nutrita di storie.

I miti, le leggende, le fiabe, hanno attraversato i millenni della storia dell’uomo, tessendo una narrazione sociale e culturale in cui ogni individuo poteva ritrovare se stesso, affrontare le difficoltà esistenziali, essere sostenuto nel momento del bisogno.

I bambini crescono con le fiabe che gli adulti gli raccontano. Attraverso di esse mettono a fuoco valori, convinzioni, paure ed emozioni, che in qualche modo hanno dentro di sé ma non riescono a decifrare.

Nel marketing, è noto da tempo come una storia riesca a fare breccia nel cuore delle persone più di qualsiasi nota tecnica rispetto a un prodotto o a un servizio. Se osservate bene le pubblicità, vi renderete facilmente conto che ogni contenuto che vuole essere venduto è inserito in una storia narrata per immagini.

In questo modo viene sedotto il cervello limbico, che ama profondamente le storie emozionanti.

Ma in realtà, tutti noi ci raccontiamo storie di continuo. Perché dialoghiamo con la nostra anima sia a livello verbale che per immagini.

Questa narrazione può essere positiva, negativa, oppure più semplicemente utile o inutile. Perfino dannosa.

Quando ad esempio ci raccontiamo di non essere all’altezza di un certo obiettivo, di essere delle vittime, o che il mondo è un posto orribile in cui vivere, stiamo creando una narrazione capace di ingabbiare le nostre potenzialità e risorse.

Questo perché, il racconto attraverso il quale esprimiamo le nostre esperienze e significati, diventa qualcosa “in sé” in cui credere.

Ciò che raccontiamo a noi stessi, diventa automaticamente la mappa attraverso la quale leggiamo gli eventi della nostra vita, e ci permette di orientarci in essa.

In questo senso, è piuttosto facile scambiare la mappa per la realtà, e trasformare la sua funzione con un dato di fatto oggettivo cristallizzato.

Viviamo nei racconti che produciamo, e che attraversiamo nel medesimo tempo.

Quindi occorre assumere a volte una meta-posizione, un punto di vista distaccato, per comprendere che quello che ci diciamo e come vediamo noi stessi.

Diventando consapevoli sia delle fallacie logiche della nostra mappa; sia del fatto che essa è, appunto, solo una struttura mentale, che fa da filtro rispetto alle nostre esperienze attuali, o future.

In questo articolo puoi trovare uno strumento tratto dalla PNL (programmazione neuro-linguistica) che puoi utilizzare facilmente per distaccarti dal tuo racconto.


© Omar Montecchiani

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