Le difficoltà delle persone troppo sensibili (e come risolverle)

10 novembre, 2018

Alcune volte sento affermazioni da parte di molte persone, le quali sottolineano il fatto di essere “troppo sensibili”.

In altre parole sembra che sia la sensibilità “in sé” a essere un problema.

Sei sensibile, e quindi ti fai trascinare nelle relazioni affettive “fidandoti troppo “ dell’altro.

Sei sensibile, e quindi sei troppo empatico/a nei confronti del partner, e questo ti porta a soffrire eccessivamente per l’altra persona: per i suoi dolori, difficoltà e problemi.

Sei sensibile, e quindi “senti” troppo.

Le emozioni soprattutto; le situazioni, le persone intorno a te e i loro problemi come se fossero i tuoi. Ti attacchi molto a loro, e quindi è difficile poi lasciarle se finisce il legame che c’è tra di voi.

Quando senti che l’altro ti lascia, oppure semplicemente ti parla un po’ sgarbatamente, o in modo leggermente differente rispetto al solito, tu ti offendi, ti senti ferito, deluso, rattristato, affranto.

Oppure ti senti in dovere di fare alcune cose che non ti va di fare, perché sei troppo coinvolto/a per lasciar perdere.

La generosità a oltranza è un tratto tipico delle persone particolarmente sensibili: le quali tendono a svuotarsi nel donare tutto ciò che hanno, per poi sentirsi piene di risentimento e di odio. 

Ecco che allora questo tipo di persone, le quali dicono di essere “troppo sensibili”, tendono ad accusare l’altro rispetto a ciò che sentono dentro di loro: “non rispetti la mia sensibilità”, “non ci si può fidare di nessuno”, “non devi attaccarti troppo alle persone per non essere tradito/a da loro”. E via di seguito.

Allo stesso tempo tendono a denigrare o a criticare se stesse per ciò come si pongono. “Sono stato uno sciocco a lasciarmi trascinare”, “Sono troppo buona io!”, “Non devo mostrare agli altri i miei sentimenti in modo diretto”.

E percepiscono le emozioni dolorose al punto tale da voler prendere immediatamente le distanze.

Desiderano “raffreddarsi” emotivamente per non sentire più.

Il problema forse allora non è la “troppa” sensibilità, ma la difficoltà a gestirla in modo più armonioso rispetto al proprio benessere, ai propri valori e bisogni fondamentali.

Saper sviluppare una sensibilità “intelligente”, significa rispettare se stessi all’interno di un contesto affettivo e relazionale comunque potenzialmente arricchente, carico di sentimenti piacevoli e di condivisioni nutrienti.

In sostanza, spesso e volentieri la “troppa sensibilità” è spesso la difficoltà a stabilire dei confini tra sé e l’altro, ma anche di stabilire una scala gerarchica chiara all’interno di ciò che consideriamo un valore.

In altre parole di stabilire cosa vale di più e cosa vale di meno rispetto a un certo piano di realtà.

Se tutto ciò che fa parte della nostra vita per noi vale 10, ha cioè lo stesso valore, porrò sullo stesso piano ad esempio il “buongiorno” che il mio capo mi da la mattina appena entro in azienda, e il fatto che tutti i mesi mi da lo stipendio e un lavoro ben retribuito, in un ambiente nel quale mi trovo sostanzialmente bene.

Se una mattina mi risponde a mezza bocca (esagero per spiegare il concetto), potrei rimuginare a lungo sull’idea di poter lasciare il lavoro se metto sullo stesso piano di importanza le due cose.

Ristabilire i confini, ciò che è mio e ciò che è tuo, ciò di cui hai bisogno tu e ciò di cui ho bisogno io; ristabilire le priorità, le cose a cui teniamo separandole da ciò a cui teniamo di meno, possono essere dei buoni modi per cominciare gestire la nostra sensibilità.

Ovviamente consiglio sempre un percorso di sviluppo personale per approfondire e trovare una strategia adeguata caso per caso. 

La soluzione secondo la quale è possibile vivere isolandosi dagli altri e dal mondo perché in passato abbiamo sofferto, porta a non sentire più dolore: ma allo stesso tempo significa non sentire più niente. Né le emozioni negative, né quelle positive.

Senza contare che una spiccata sensibilità, se ben diretta, orientata e consapevolizzata, è il terreno ideale per godere delle piccole gioie della vita, per far emerge le grandi intuizioni, i lampi di genio, oppure per elevarsi spiritualmente. Le persone sensibili comprendono a fondo se stesse e gli altri.

L’altro vantaggio fondamentale che ha una persona sensibile è la sua innata particolarità.

Di solito queste persone sono uniche nel loro modo di essere, metaforicamente “inimitabili” potremmo dire.

Ed è questa inimitabilità che potrebbe diventare un valore essenziale per la persona: un elemento di valorizzazione capace di motivarla nell’andare nella direzione giusta, oppure nel rialzarsi nelle difficoltà.

Chi è particolarmente sensibile ha innumerevoli frecce al suo arco. Ha grande quantità di risorse spendibili nella propria vita, e questo può di riflesso arricchire la vita delle persone che ruotano intorno ad esse.

© Omar Montecchiani

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