In che modo scegliamo di rimanere delusi?

In che modo scegliamo di rimanere delusi?

9 maggio, 2018

Ti è mai capitato di vedere una pubblicità di un film, desiderare fortemente di andare a vederlo e poi, una volta uscito dalla sala, percepire quel senso di amaro in bocca che ti fa dire: “Che delusione, mi aspettavo di meglio!”.

Oppure dopo aver conosciuto in rete una persona, averci chattato, scambiato foto e complimenti, ti sei deciso/a ad uscirci  insieme.

Vi vedete in un locale, bevete qualcosa insieme, qualche battuta su cosa fate nella vita, e il copione è lo stesso: la sensazione è quella di profonda delusione. 

Come dice quel genio assoluto di Richard Bandler, «La delusione richiede un’adeguata pianificazione».

La parola chiave qui è “aspettativa”. Fermati un attimo, non fraintendermi.

Per poter sviluppare elementi come il desiderio, la motivazione e la passione per qualcosa, inevitabilmente debbo crearmi delle aspettative, capaci queste di farmi compiere una determinata azione.

Diffido di coloro i quali dicono “è meglio non crearsi aspettative nella vita, così non si rimane delusi”. È molto probabile che questa generalizzazione produca persone prive di affetto, slanci emotivi, passione e amore per la vita.

Chi non vuole rischiare di rimanere deluso ancora una volta dopo essersi sentito profondamente ferito reagisce così. 

Tuttavia, se non mi aspetto niente non rimarrò deluso ma non mi emozionerò per nulla, non proverò entusiasmo per un progetto, e non riuscirò ad apprendere nulla dai miei errori, perché con molta probabilità non tenterò chissà quali imprese, né correrò particolari rischi.

Il punto allora non sono le aspettative in generale, ma forse il tipo di aspettative che ci facciamo sulle persone e su certi eventi che ci coinvolgeranno.

La differenza qui è tra aspettarsi qualcosa e illudersi rispetto a qualcosa.

Se non teniamo conto dei limiti dei nostri pensieri, i quali non sono altro che dei tentativi che la mente  fa per cercare di rendere prevedibile qualcosa, meravigliosa, oppure soddisfacente, rispetto a ciò che accadrà, e che non può essere previsto, allora è probabile che incorreremo in una delusione cocente.

Fermo restando che il senso di delusione è quasi inevitabile nella vita, quello che forse occorre tenere in considerazione è un certo “principio di realtà”.

Possiamo cioè percepire solo alcuni frammenti di vita, rispetto ai quali a volte pretendiamo di avere già bello e pronto tutto il puzzle.

Un’altra condizione indispensabile è rappresentata dal “come” gestiamo le nostre aspettative.

Lascio parlare di nuovo Richard Bandler: «Uno dei sistemi migliori per procurarsi una vita piena di delusioni consiste nel costruirsi un‘immagine di come si vorrebbe che le cose fossero, e poi cercare di adattare tutto quanto a quell’immagine».

Ti è familiare questo atteggiamento?

Il tentativo di piegare la realtà alle nostre aspettative genera non solo un certo senso di delusione, ma frustrazione, rabbia, mortificazione di sé.

Questo succede ad esempio quando si cerca di cambiare la persona che si dice di “amare”, perché non corrisponde ai nostri bisogni e desideri.

Quando si ricorre al sotterfugio o all’inganno per raggirare un concorrente nel proprio ambito professionale.

Oppure quando ci ammazziamo di studio e di lavoro per cercare di ottenere risultati imprevedibili, che esistono in modo ansioso solo nella nostra testa.

Vivere una aspettativa futura partendo dal riconoscimento delle condizioni di possibilità offerteci dal nostro presente, forse rappresenta un buon modo per restare “positivamente delusi”, passatemi il termine.

Con questo intendo essere coscienti di aver dato il massimo rispetto ai propri limiti reali, e poter migliorare la propria vita a partire dai feedback che provengono dai nostri “errori”.

Cioè dal mancato incontro tra le nostre aspettative e la realtà degli eventi.

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© Omar Montecchiani

Bibliografia:

Richard Bandler, Usare il cervello per cambiare, Ed. Astrolabio, Roma, 1986

 

 

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