Prendere le distanze per vivere meglio

Prendere le distanze per vivere meglio

9 maggio, 2018

Carl Gustav Jung dice:

“Quando si è tutt’uno con una cosa e si è completamente identici a essa, non la si può paragonare, non la si può discriminare, non la si può riconoscere. Se si vuole capire, si deve sempre avere un punto di riferimento esterno”

A queste straordinarie parole di Jung, che colgono nel segno, aggiungerei che per riuscire a tollerare, e quindi a gestire e a trovare nuove soluzioni concrete rispetto a un problema o a una difficoltà, occorre anche qui prendere le distanze.

Quando parlo di questo, anche sui social, ho l’impressione che alcuni prendano questa idea come un qualcosa di astruso, di astratto, riferibile chissà a quale significato complesso o elaborazione concettuale filosofica. Niente di tutto questo.

Ora ti spiego meglio.

Se ci fai caso, “prendere le distanze” è una frase che rimanda a qualcosa di concreto, di spaziale, di percettivo. E anche di visivo. Io vedo da una certa distanza una casa a seconda di dove mi trovo, e da quale angolo visuale la osservo.

Qualcosa quindi che ha più a che fare con il corpo che con la mente.

Tuttavia, essa rappresenta allo stesso tempo una metafora, che sta a indicare una sorta di raffreddamento emotivo, derivante da distacco intimo rispetto a una persona, una situazione o un problema, i quali ci affliggono e ci mettono in difficoltà.

Oppure rispetto alle quali ci sentiamo come incastrati. Non riusciamo a venirne fuori.

È possibile che nell’incontro con un partner, un collega di lavoro, un conoscente o un parente, ci sia una comunicazione che, ripetendo uno stesso identico schema, inneschi in noi una reazione di rabbia, frustrazione, risentimento. Oppure paura, inibizione, tristezza, senso di colpa.

Insomma: o si finisce per litigare o per rimanere delusi. Oppure tutte e due le cose.

Ora, come vi dicevo il detto “prendere le distanze” non rappresenta qualcosa di così astruso da elaborare, una dinamica interiore difficile da mettere comprendere e mettere in pratica, per trasformare il nostro modo di sentire una certa persona o di vivere una certa situazione.

È possibile unire sia l’aspetto concreto, corporeo e spaziale di questo modo di dire, sia l’aspetto mentale e quindi metaforico, attraverso alcune tecniche che prendono spunto dalla Programmazione neuro linguistica. Un metodo di cambiamento e trasformazione molto potente nel quale sono specializzato, e con il quale lavoro abitualmente. 

Come dei fotografi dell’anima, possiamo mettere il mondo e noi stessi a una certa distanza, per creare uno spazio di azione e quindi di libertà sempre maggiori.

Nella prima e seconda parte dell’articolo ti presenterò due tecniche specifiche per prendere le distanze.

Con questa prima tecnica puoi renderti conto di cosa avviene quando tu interagisci con una persona, o ti trovi in un certo contesto, che ti mettono in difficoltà, e cosa puoi fare per cambiare le cose.

  1. Siediti in una posizione comoda, oppure sdraiati sul letto. Assicurati che non ci saranno interferenze di alcun genere dall’esterno per almeno dieci minuti. Poi rilassati sintonizzandoti sul respiro e sui punti di appoggio del tuo corpo, e immagina la persona o la situazione che ti creano difficoltà. Se sei all’interno della scena, cioè se vedi direttamente le altre persone senza vedere te stesso, fai mentalmente un passo indietro e osserva te stesso che osserva la scena. Anima la scena come se fosse un film e guarda il tuo modo di porti dall’esterno: come ti muovi, cosa dici e come lo dici. Ma anche che cosa senti dentro di te. Guarda gli altri, o il contesto, e osserva in che modo questo influisce sul tuo comportamento e le tue emozioni. Osserva come tu interagisci e ti emozioni a seconda del mondo esterno a te, e di come il mondo esterno interagisce con te a seconda di come tu ti poni. Ora prova a cambiare atteggiamento, e nota se nel suo complesso la scena cambia: se le altre persone interagiscono diversamente, o se il contesto si modifica. Adesso sperimenta diversi modi e strategie, possibilità, di atteggiarti, comunicare, scegliere azioni e parole, anche cose assurde, che non hai mai sperimentato, ma che nella tua mente, ora, ti puoi permettere di provare. Come ti senti mentre lo fai e mentre gli altri reagiscono a questi tuoi modi di essere? Resta con le tue sensazioni ed emozioni del momento. Ora rientra dentro di te, e rivivi la scena “dal di dentro”, cioè in prima persona, senza vederti dal di fuori. Come ti appaiono gli altri? Tu come ti senti? Te la sentiresti di sperimentare nuove scelte e strategie con quelle persone e in quel contesto, quando ti si ripresenteranno nei prossimi giorni? Non rispondere subito, e lascia che le sensazioni e i pensieri si sedimentino dentro di te. Riprendi contatto con l’ambiente riaprendo gli occhi e muovendo le mani, e vedi se nei prossimi giorni, reincontrando il contesto che ti fa stare male, ti sentirai nella stessa maniera, penserai le stesse cose, avrai aspettative diverse, e se ci sarà qualcosa di diverso che oserai fare. Puoi scrivere su un foglio, su un diario, tutte le tue emozioni, pensieri e sensazioni derivanti dall’esercizio, e magari vedere se nel corso dei giorni si modificano rispetto ai tuoi soliti modi di reagire. Puoi ripetere più volte questa tecnica, quando ne hai più bisogno.

Nel prossimo articolo ti propongo la seconda parte che contiene sia l’altra tecnica che ti dicevo, sia la spiegazione relativa a queste tecniche immaginative tratte dalla PNL. Seguimi e iscriviti alla newsletter!

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© Omar Montecchiani

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