Quando litigare diventa una droga

Quando litigare diventa una droga

1 luglio, 2018

Mi è capitato di conoscere alcune persone che tendono a provocare coloro che gli sono vicini. A schernirsi di continuo per questioni risibili, e a cercare in definitiva il conflitto in qualsiasi rapporto.

Alcuni giustificano questo atteggiamento parlando di temperamento, di carattere spigoloso, di sfiducia nei confronti degli altri.

In realtà, quando un simile comportamento si ripete indipendentemente da un motivo davvero plausibile, dalla situazione o dal tipo di rapporto, molto probabilmente è indice di un qualche tipo di problema nell’individuo.

Questo tipo di provocazioni e conflitti vengono portati avanti alimentando diverse difficoltà: sociali, lavorative e personali.

Colui che tende al conflitto è portato all’isolamento dagli altri, non vive un’affettività stabile, e i suoi rapporti mancano di una certa profondità e fiducia. Inoltre, vi può essere l’abbandono da parte dei collaboratori e investitori nel lavoro, e via di seguito.

Le persone particolarmente inclini al conflitto, al litigio, alla provocazione, tendenzialmente trovano il loro terreno più fertile nelle relazioni amorose.

Questo probabilmente per via del fatto che i rapporti d’amore mettono in gioco parti emotive e sentimentali particolarmente intime della persona, più profonde, e quindi, scavando più in profondità, alimentano maggiormente sentimenti reattivi di vario genere.

Il partner è attaccato e punzecchiato da diversi punti di vista: attraverso atteggiamenti di controllo, di gelosia, di risentimento inespresso; oppure mediante il giudizio, le critiche, il biasimo, le etichettature, una certa aggressività di fondo e via di seguito.

Chi confligge può benissimo esprimersi nei confronti dell’altro con comportamenti passivo-aggressivi come un certo silenzio ostinato, occhiate di sfida, imbrociature per sciocchezze, ecc.

Sembra che in questi rapporti la persona che cerca il litigio non riesca a fare a meno di provocare e di confliggere con l’altro. Lo scontro diventa una droga di cui non riesce a fare a meno.

Si è dipendenti dallo scontro, anche se in questo caso uso la parola dipendenza in senso lato.

A volte sono entrambi i partner a portare avanti questo tipo di dinamiche.

I rapporti amorosi di questo tipo sono dei continui campi di battaglia in cui a momenti di serenità e di pace, di amore incondizionato, seguono intensi e agguerriti scontri che si protraggono anche a lungo. Magari per diversi anni.

Questo può dipendere da diversi fattori.

Il primo potrebbe essere questo: la drammaticità della situazione conflittuale può essere un modo per sentirsi più vivi.

Un altro motivo potrebbe essere quello di colmare un vuoto interiore non del tutto compreso, e questo si riaggancia al sentirsi più vivi di cui dicevo precedentemente.

Oppure la persona può non riuscire ad accettare i sentimenti positivi, magari associati a un’idea di debolezza o di superficialità.

Ulteriormente, ci può essere nell’attacco all’altro un tentativo distorto di ottenere un suo riconoscimento di qualche tipo.

Possiamo fare mille ipotesi in questo contesto. E queste in effetti sono solo miei pensieri basati sulla mia esperienza.

Ma il punto è che, inevitabilmente, con queste persone si finisce per litigare molto spesso.

Che cosa facciamo in questi casi?

Possiamo rivelare il nostro disagio e patimento, affinché l’altro possa rendersi conto dei suoi atteggiamenti negativi. Venirgli incontro e chiedergli quali bisogni tenta di esprimere con i suoi comportamenti, e se possiamo fare qualcosa per lui/ei.

Oppure, se ci è possibile, possiamo allontanarci da queste persone, cercando in questo modo di evitare di invischiarci in meccanismi di attacco e contro attacco, di azione e reazione incontrollate, i quali non possono fare altro che farci stare male.

Il pericolo di fronte a chi tende a provocare l’altro è infatti quello di provocare a nostra volta.

Nel tentativo di difenderci da un attacco, tuttavia, rimaniamo intossicati dai sentimenti che cerchiamo di evitare nell’altra persona, perché reagiamo attraverso quei medesimi sentimenti ed emozioni: rabbia, odio, risentimento, aggressività, spirito di vendetta.

 © Omar Montecchiani

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