Uscire dalla caverna: oltre le convinzioni limitanti

Uscire dalla caverna: oltre le convinzioni limitanti

9 maggio, 2018

“Non è così facile cambiare vita, non tutti ce la fanno, il sistema ci manipola fin dalla nascita senza che ce ne rendiamo conto”. Queste parole mi fanno sempre sorridere quando scambio una conversazione informale con un amico o un conoscente.

Sapete perché? È semplice: perché chi le dice non si rende conto di stare scegliendo di credere, con la sua mente, in questa idea. Sceglie di avere questa convinzione.

Pensa (appunto pensa) che ci sia una realtà oggettiva, fuori di lui, in grado di manipolarlo: e non si rende conto che è lui stesso a voler credere a una cosa del genere.

“Sia l’atto della comprensione che il suo contenuto sono in sé psichici, e pertanto noi siamo inesorabilmente chiusi in un universo esclusivamente psichico”. Carl Gustav Jung

La realtà che percepiamo è sempre filtrata da ciò che di essa pensiamo, consciamente o inconsciamente, a seconda delle esperienze che abbiamo fatto in precedenza, della nostra educazione, e del sistema in cui viviamo. E questo conferma quanto l’affermazione precedente, cioè vi è un fondo di verità. Ma non contraddice ciò che sto dicendo.

Infatti, anche in una realtà oggettiva di questo genere, il fatto stesso di esserne coscienti e di non volervi aderire, rappresenta una scelta della mente di liberarsi agganciandosi ad un altro sistema di convinzioni, e quindi di non voler farsi manipolare.

Come dire: un conto è il “ciò che” io penso di una tal cosa, ciò in cui credo di una certa situazione, persona, avvenimento; un conto è il “come” io scelgo di pensare quella tale cosa, situazione, persona, avvenimento.

Un conto è l'”oggetto” della mia convinzione, un conto è “l’atto mentale” attraverso il quale io decido di fare mia quella stessa convinzione, oppure no. Sono due livelli fenomenologici completamente differenti.

Certamente non tutto è sotto il nostro controllo: ma appunto, il nostro modo di pensare, in parte, lo è. In PNL chiamiamo questo insieme di convinzioni sul mondo e sugli altri, Metaprogramma (https://www.vincenzofanelli.com/pnl-e-metaprogrammi.htm). Ed è su questa dimensione di possibilità che possiamo agire.

“Se cominci a pensare che il problema sia all’esterno di te, fermati. Il problema è quel pensiero.” Stephen Covey

Se ad esempio continuiamo a pensare alla fortuna e alla sfortuna (ci scriverò un post su questo prima o poi), stiamo parlando di cose che sono al di fuori del nostro controllo, che non ci sono utili e che anzi rischiano di sabotarci.

Infatti, chi pensa che tutto ciò che accade dipende dalla fortuna o dalla sfortuna, come pensate che si comporterà? Cosa sentirà dentro di sé di fronte ad un problema o a una gratificazione?

Il suo focus sarà spostato all’esterno tanto che lascerà agli altri le decisioni importanti; forse sarà preda dell’incertezza e del caos (tutto può accadere, tutto cambia), non comprenderà a fondo ciò che desidera, e i problemi diventeranno degli amari scherzi del destino a partire dai quali piangersi addosso e maledire l’Onnipotente, e continuare a tirare a campare.

Così come le gratificazioni per un obiettivo raggiunto potranno essere dei colpi di fortuna per i quali non c’è alcun merito, e che quindi non rinforzeranno la volontà e il desiderio di perseguire ciò che vorremmo ci capitasse.

Sia chiaro: non sto dicendo che una componente di fortuna o di sfortuna non esistono nella vita. Sto dicendo che un pensiero totalizzante e focalizzato su di esse non ci aiuta nella vita. Perché alzarsi dal letto la mattina se tutto dipende dal caso?

C’è sempre la possibilità di uscire dai propri schemi e pastoie mentali.

Ed è attraverso la conoscenza e la consapevolezza di noi stessi che possiamo tirarci fuori da questo pantano. Lo ripeto: il cosa pensiamo è diverso dal come pensiamo quel qualcosa.

Così come la realtà esterna può manipolarci, allo stesso modo, per la logica degli opposti, deve necessariamente esistere qualcuno in grado di sostenerci e agevolarci nel cambiamento e nelle nostre scelte di vita.

Se accetto che esiste il male, deve esistere, per quanto in misura minore, il bene. Ed è di nuovo una mia scelta aderire all’uno o all’altro. Ma non posso definire il male se non attraverso il bene e viceversa.

Stiamo parlando qui di logiche del ragionamento, di metaprogrammi. Quindi sempre di dinamiche mentali capaci di strutturare certe convinzioni (cosa di cui ho parlato approfonditamente in altri articoli).

Non riusciamo ad uscire da soli dai nostri metaprogrammi? Possiamo farci aiutare da qualcuno.

Tutti giorni ho a che fare con clienti i quali si sono resi conto, in parte, di essere in difficoltà rispetto a una certa situazione.

Si sono resi conto, a qualche livello, di non essere in grado di riuscire da soli a risolvere qualcosa, altrimenti non chiederebbero un colloquio.

E tutti i giorni, essendomi specializzato in programmazione neurolinguistica, li aiuto a vedere qualcosa di diverso rispetto a ciò che le loro convinzioni gli permettono di vedere.

I nostri occhi interiori ci fanno scorgere un certo panorama, un certo orizzonte, un certo scorcio di realtà: ma se qualcuno per un momento ci offre un paio di occhiali, forse più potenti, o forse differenti, riusciamo a vedere di più e meglio.

Sicuramente vediamo qualcos’altro rispetto al solito.

E questo qualcos’altro con molta probabilità ci farà cambiare comportamento, ci aiuterà nel compiere scelte e provare nuove sensazioni ed emozioni, perché ci permetterà di accedere a convinzioni e modi di vedere il mondo differenti.

È una cosa facile da comprendere e da verificare su di sé, eppure mi cadono le braccia ogni volta che capito in affermazioni del genere per strada.

I fatti sono stupidi diceva Nietzsche.

In genere le persone che vogliono tornare alla propria vita senza voler cambiare nulla, debbono per forza credere che niente potrà cambiare: così si inventeranno tutto un sistema, tutto un ragionamento, capace di giustificare quelle convinzioni, consapevoli o inconsapevoli che siano.

Il miglior modo per non attuare un cambiamento, quindi per non scegliere, è credere che non esista possibilità di scelta e di cambiamento.

L’effetto necessario di queste convinzioni, è che, probabilmente, la mia vita resterà tale e quale, e io potrò tranquillamente tornare alla mia quieta disperazione.

Bandler da un esempio concreto di ciò che sto dicendo:

“[…] ci sono persone convinte di non essere degne di essere amate. Questa convinzione fa sì che escano soltanto di rado e cerchino ancor più di rado di fare la conoscenza di nuove persone. Quando poi lo fanno, di solito sono devastate dai dubbi e dai timori. Quello che troviamo buffo è quanto sicure possano essere le persone delle proprie insicurezze: non appena capiscono che per poter dubitare hanno bisogno di certezze, le cose iniziano a cambiare. Dovete essere assolutamente convinti dei vostri dubbi, perché questi possano diventare dei problemi.”

R. Bandler, G. Thomson, PNL per il benessere

Non sto sostenendo che cambiando le convinzioni ci sarà necessariamente un cambiamento nella vita, per come ce lo aspettiamo. Ma sicuramente il credere in convinzioni limitanti limiterà le nostre scelte, ci sarà una minore capacità adattiva e creativa nei confronti delle situazioni e dei rapporti interpersonali difficili, così come, viceversa, il credere in convinzioni più ampie aumenterà le nostre possibilità di scelta, di abbracciare nuove possibilità e opportunità, di avere più motivazione ed energia.

Insomma, il cambiamento della cosiddetta realtà non è possibile se non a partire dal cambiamento della nostra visione della realtà. Non ci “credi”? Non ne sei convinto o sei convinto di altro? Appunto. È una tua scelta.

Uscire dalla propria caverna, si può.

 

I diavoli sono le inerzie. 
Le rassegnazioni. 
Sono il sentirsi troppo vecchi, il credere di non aver più tempo. 
Oppure il sentirsi troppo giovani,
e il credere che non sia ancora tempo.
I diavoli sono il voler cambiare senza cambiare: 
conosci questa maledizione dell’umanità? 
Di certo l’hai già constatata, ma forse non sapevi cos’era.
Il voler sapere senza sapere, il voler essere senza essere, 
il voler volere senza volere nulla. 
E ancora: i diavoli sono la rabbia e l’invidia verso chi invece sta cambiando.
I gruppi di gente vivono di questi impulsi cupi.
E soprattutto, i diavoli sono i tanti modi in cui si uccide 
ciò che di bello sta crescendo dentro gli altri o dentro se stessi. 
Sono le paure, le paure, le paure. 
E di te avranno paura.

Igor Sibaldi, La Disobbedienza

 

Ho impiegato diversi giorni per scrivere questo articolo, quindi se vorrai lasciare un commento te ne sarò grato. Ti invito a visitare il resto del mio sito e a leggere la mia storia per comprendere tutto il percorso che ho fatto per diventare quello che sono ora.

© Omar Montecchiani

Strategie per il cambiamento
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