Bioenergetica e training autogeno: alle origini della vita

23 Dicembre, 2018

Il corpo è fonte di vita e pilastro evolutivo della nostra identità, ma anche, a un livello di complessità più elevato, riflesso dei moti dell’anima e dei modi che abbiamo di vivere nel mondo.

Di relazionarci agli altri e di esprimere, o non esprimere, le nostre emozioni.

Attraverso la pratica bioenergetica andiamo ad allentare tutte le tensioni quotidiane accumulate nella nostra vita, sciogliendo tutti quei legami invisibili i quali spesso ci ingabbiano, ci costringono, e che la dimensione somatica si incarica silenziosamente di sostenere al posto nostro.

Sciogliamo questi intrecci che ci imprigionano in stili di vita inadeguati al nostro essere, frustranti e spesso contraddittori, recuperando in questo modo energie che non pensavamo più di avere.

L’energia del corpo che aumenta grazie alla respirazione, ai movimenti giocosi e alle diverse posture, ci permette di essere più svegli, più attenti, più determinati e presenti a noi stessi.

Questo significa che la persona che pratica le classi di bioenergetica si sente maggiormente viva, e quindi aumenta in lei il piacere per l’esistenza. Per le piccole e grandi cose che compongono la nostra quotidianità. Diviene più spontanea e diretta.

Nel training autogeno andiamo a recuperare invece la dimensione profonda dell’autoascolto corporeo.

La funzione di rilassamento del training autogeno è solo la superficie di questa pratica sostanzialmente meditativa.

Il punto di forza del training è l’autopercezione del proprio io somatico, che ci permette di entrare nuovamente in contatto con uno stato psicofisico fondamentalmente “primordiale”.

Ci sono testimonianze di persone che, in profondo stato di rilassamento e distensione corporea, hanno detto di essersi sentite nel ventre materno: immerse nel liquido amniotico.

Il ripristino e l’allargarsi della dimensione somatica dell’io permette di aumentare le proprie capacità di recupero delle energie, attraverso l’aumento dell’attività del sistema parasimpatico. Ma anche la stabilità e la presenza nel qui ed ora.

Si torna a quel proto-sé di cui parla Damasio, sede dei più basilari processi omeostatici e fondamento delle mappe mentali derivanti dalle funzioni corporee.

È il Sé originario.

Il rilassamento, la distensione, l’armonia emotiva, la calma, l’aumento della memoria, della capacità attentiva, altro non sono che un effetto derivante dai feedback somatici prodottisi a partire dal contatto con questa parte profonda di noi stessi.

Feedback che alimentano un circolo virtuoso tra attenzione passiva al corpo e rilassamento, sia fisico che mentale.

Così, mentre la bioenergetica ci permette di aumentare il piacere per la vita, di liberarci dalle tensioni e di aumentare il nostro livello energetico, il training autogeno ci aiuta a ricontattare noi stessi, a centrarci, e a tornare a una dimensione di equilibrio.

Non è un caso che, essendo entrambe queste attività di tipo corporeo, ed essendo fondamentalmente complementari, vengano spesso usate insieme nei gruppi.

Quando svolgo le classi di bioenergetica inserisco volentieri alla fine qualche elemento di training autogeno, e allo stesso tempo quando svolgo le classi di training autogeno introduco elementi di bioenergetica.

Dobbiamo sempre ricordarci che il benessere proviene innanzitutto dal corpo.

 

© Omar Montecchiani

 

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