Come faccio a uscire dal tunnel?

17 Novembre, 2019

Se c’è una cosa davvero utile che mi ha insegnato la PNL (Programmazione Neuro Linguistica), è stata quella del concetto di “funzionalità”, che è tutto il contrario di ciò che viene solitamente spacciato dai “venditori” di PNL.

Alcuni guru, infatti, sostengono il famoso “se vuoi puoi”, intendendo con questo che qualunque persona, in qualsiasi condizione si trovi, può fare qualsiasi cosa. Raggiungere obiettivi ambiziosi, ottenere risultati eccezionali sia nel lavoro che in società, incontrare la donna o l’uomo dei propri sogni a comando ecc.

Questa non è PNL: è manipolazione bella e buona, che fa leva sulle speranze dei più deboli.

In realtà, la PNL autentica dice un’altra cosa, ben più interessante e complessa.

Richard Bandler, il fondatore di questo metodo, sostiene infatti questo: “Si dice spesso che un ottimista è una persona che vede il bicchiere mezzo pieno, ma il vero ottimista è quello che guarda al di là del bicchiere”.

Con ciò intende dire che se un pensiero, un atteggiamento, un certo tipo di comunicazione o di comportamento non è funzionale, lascialo perdere e prova qualcos’altro.

Non è funzionale significa che se quello che fai, dici o pensi, non è efficace rispetto a ciò che vuoi dalla tua vita, non rappresenta un buon modo per soddisfare i tuoi bisogni, di realizzare i tuoi desideri, di concretizzare obiettivi, di stringere rapporti soddisfacenti, o di cambiare stile di vita.

Quando ad esempio ti poni di fronte a un pensiero dicotomico di questo tipo: “Se ho i soldi non posso fare niente e sono sfortunato, se invece avessi la fortuna di avere molti soldi potrei fare tutto”, molto probabilmente entrerai con tutti e due i piedi in uno schema mentale che ti bloccherà completamente.

Per quale motivo?

Analizziamo brevemente la struttura di questa convinzione:

  1. Tutto dipende dalla fortuna, quindi non da noi, in primis (e già questo è fuori del nostro controllo e capacità di azione).
  2. In secondo luogo quello che posso fare dipende dai soldi. Infatti anche se i soldi sono fondamentali, a volte non è esattamente così per tutto ciò che pensiamo di desiderare. Rispetto a cosa, specificamente, per me, occorre avere denaro?
  3. In terzo luogo, non c’è una via di mezzo tra avere o non avere denaro (pensiero dicotomico o/o), senza specificare quanto, in concreto, per me significa “avere denaro”, e quanto, in concreto, significa “averne”.

Queste generalizzazioni e schemi mentali non sono funzionali alla tua crescita ed evoluzione, in quanto ti mettono in un imbuto di astrattezze e pensieri limitanti.

A questo punto, a proposito di pensieri e modalità di essere non funzionali, potresti pensare che se io penso di non poter fare nulla in quanto sono povero, mi metto certamente in una condizione di passività che non mi porterà a nulla; ma dall’altra parte, pensare di poter fare tutto attraverso il pensiero funzionale, può ingenerare aspettative illusorie.

Ma il punto è che la PNL, di nuovo, non sostiene questo: se questi due tipi di ragionamento possono far sorgere in me timori e perplessità, posso andare oltre il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto come dice Bandler.

Non dice che seguendo ciò che funziona si arriverà di sicuro a vivere la vita meravigliosa che desideriamo: ma semplicemente che se quello che ho sperimentato non ha funzionato, posso provare a fare altro se voglio sperare di riuscire a realizzare qualcosa.

Quindi sceglierò un pensiero, un comportamento, un atteggiamento o un modo di essere e di rapportarmi agli altri, più funzionale ai (alla realizzazione dei) miei bisogni, ma anche al mio piano di realtà e alla mia visione della vita.

È un cambiamento di paradigma radicale, per cui non si sta dicendo che una strategia è migliore di un’altra; ma che se non cambiamo la strategia inutile con un’altra, sperimentando sempre quella migliore “per noi” in un certo momento, probabilmente non otterremo nulla di nuovo.

Lo ribadiamo: se qualcosa non funziona, puoi andare avanti e modificarla finché non ottieni qualche risultato, il quale non è comunque detto che arrivi con assoluta certezza.  

Oppure, puoi liberamente insistere nella ripetizione di una certa strategia che ha “fallito”, fino a che non sarai esausto, deluso e amareggiato.

Infatti, se la questione si sposta da ciò che è giusto, logico, o un bene per qualcuno in generale, a ciò che è funzionale per me, ad un certo punto dobbiamo anche fare i conti con ciò che non ci appartiene realmente.

E cioè con tutti quei bisogni, desideri, e visione di noi stessi, che ci spingono a cercare di realizzare qualcosa che non ci riguarda, nonostante il fatto che certi tentativi ripetuti nel tempo non ci abbiano portato da nessuna parte ma ci abbiano creato anzi ulteriori difficoltà.

Sappiamo infatti di essere condizionati profondamente dalla nostra famiglia, dall’ambiente in cui viviamo, dalla società e dalle persone che frequentiamo, dal nostro ruolo professionale, dalla televisione e dalle mode.

E quindi anche se il nostro atteggiamo e modo di essere, di pensare e di fare, ci porta in un vicolo cieco, è possibile che stiamo tentando di realizzare qualcosa che non rientra nella nostra vera natura e nei nostri autentici valori.

Infatti, se non riusciamo a uscire dal tunnel, dovrebbe venirci quantomeno il sospetto che quello che vogliamo potrebbe non essere ciò che fa per noi.

Allora la domanda forse più utile in questo caso, cioè nel caso in cui non riusciamo modificare un certo stile di vita o modo di relazionarci, anche se non ci sta portando da nessuna parte, e ci opponiamo alla fuoriuscita dalla nostra zona di comfort, non è tanto “Cosa posso fare, che non ho ancora fatto, per poter realizzare questa cosa?”, quanto: “Ciò che sto tentando di raggiungere, di cambiare, mi appartiene veramente?”. O anche: “Voglio davvero tutto ciò che desidero in questo momento?”.

Credetemi, farsi domande radicali di questo genere, riguardanti quello che vogliamo realmente dalla nostra vita, evita molti più fraintendimenti, sforzi e frustrazioni, di quanti ne possiamo collezionare circa un obiettivo che sembra irraggiungibile tanta è la fatica che state facendo per raggiungerlo, ma che di fatto lo sentite davvero vostro.

A questo proposito, abbiamo sviluppato un laboratorio esperienziale nel quale è possibile lavorare sulla propria maschera: sul quel ruolo che comincia a starci stretto e che non è nostro, per liberarci dalle catene di esigenze estranee, togliersi la maschera e iniziare finalmente a vivere.

Lo faremo con due potentissime tecniche di liberazione interiore: lavoreremo sul corpo attraverso le classi di bioenergetica; e sull’attenzione consapevole con la mindfulness.

Ti ricordo che il laboratorio è a numero chiuso, che i posti sono limitati, e che occorre prenotarsi per poter riservare il proprio spazio.

Ora che sai che c’è questa opportunità di poterti togliere la maschera, e di raggiungere il cuore dei tuoi desideri, la domanda è una e una sola: sei pronto a uscire dal tunnel?

 

 

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