Che cosa dovremmo dovere?

9 Maggio, 2018

Parlando di “doveri”, Fritz Perls sosteneva che la nostra società passata era stata fondata quasi completamente sull’ideale di ciò che è giusto, dell’obbligo, del dovere morale, senza prendere in considerazione ciò che il singolo avrebbe voluto e desiderato autenticamente. Nella società moderna dice sempre Perls, occorre riappropriarsi dell’uomo “vero”, senza tuttavia diventare anarchici e vivere contro le regole sociali, ma adeguandosi ad esse in modo consapevole e funzionale ai nostri bisogni attuali.

Tutti i giorni diciamo agli altri e a noi stessi queste parole, quasi senza accorgercene: “devo fare questo…”, “devo prendermi cura di…”, “devo andare qui…”, “devo essere forte”, “devo lavorare”, ecc. Non ci rendiamo conto di questo “dovere fare”, o “dover essere”, come se una forza esterna a noi ci avesse oramai piegato alla sua volontà, al punto tale da far diventare una nostra stessa affermazione in un obbligo per noi stessi. Non è curioso che un atto il quale dipende dalla nostra volontà, in quanto lo esercitiamo noi e sempre noi ne parliamo, sembri dipendere da quella di qualcun altro? Eppure possiamo benissimo non fare qualcosa, o non diventare in un certo modo.

Ecco spiegato l’arcano. Perls infatti, parlava a proposito dei doveri morali interiori (“doverismi”) come di affermazioni, idee e regole, che abbiamo acquisito dalle persone per noi fondamentali, o anche dalla società, e che non abbiamo completamente “masticato” (introietti). Cioè non siamo riusciti a discriminare se aderivano effettivamente al nostro sentire autentico, finendo per giustificare come normale qualcosa che effettivamente rifiutiamo nel profondo. Altre affermazioni (ingiunzioni) introiettate inconsapevolmente, le quali possono muovere la persona verso un “devo” del quale non si rende conto nel qui ed ora, cioè nel presente, potrebbero essere: “tu non sei come tua sorella”, “sii sempre perfetto”, “comportati bene!”, “guadagna tanti soldi così sarai al sicuro!”

Se vogliamo uscire da questa contraddizione possiamo innanzitutto cercare di discernere ciò che appartiene a noi da ciò che appartiene a qualcun altro, mettendo il pronome personale “io” davanti ad ogni “devo” che pronunciamo. In questo modo potremmo comprendere in che misura siamo convinti di ciò che dobbiamo effettivamente fare, ed eventualmente trovare una alternativa. L’altra possibile soluzione è quella di “responsabilizzare” quello che diciamo. Invece di dire “io devo”, o “io dovrei”, diciamo a noi stessi “io voglio”, o anche “io scelgo”. Anche questa è un’ottima maniera per sentire quanto di quello che ci diciamo e che diciamo agli altri è nostro, e soprattutto un ottimo modo per prenderci la responsabilità delle nostre parole, invece che continuare ad usare quelle degli altri inconsapevolmente, facendoci dirigere da esse.

 © Omar Montecchiani

 

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