I simboli dell’amore e dell’odio

29 Dicembre, 2018

Il sentimento amoroso a livello organico ha sede nel cuore.

Quando amiamo, ad esempio, ci sentiamo battere forte forte il cuore, e le pulsazioni che danno il ritmo all’afflusso sanguigno in tutto il corpo mimano gli aspetti profondi e arcaici dell’amore come pulsione istintiva umana.

L’amore rappresenta un movimento di espansione sentimentale attraverso il quale possiamo amare, se acquista profondità, non solo una singola persona, animale o oggetto, ma tutto il mondo.

Ogni pianta, gli oceani, le montagne, le persone in generale, la natura, la musica e via di seguito.

L’odio viceversa rappresenta un movimento di chiusura del cuore.

Si dice spesso di una persona acida e cattiva che ha “il cuore di pietra”.

Nell’odio, che è una delle facce del male, la persona si chiude sia ai sentimenti d’amore e al bene per gli altri, sia a quelli per se stessa.

Chi odia rimane prigioniero di un cuore di ghiaccio.

Se nell’odio quindi l’elemento simbolico è quello della freddezza, come nella paura ad esempio, nella quale predomina la “glacialità” del sentire (“mi si è gelato il sangue nelle vene”, “hai il cuore freddo come una pietra”), nell’amore l’elemento simbolico alchemico è quello del calore.

Chi ha paura di amare è fisicamente ed emotivamente rigido e contratto, come se fosse congelato.

Le molecole della materia quando si riscaldano si muovono velocemente fino ad allontanarsi sempre di più l’una dall’altra; mentre nel raffreddamento esse si avvicinano rallentando al massimo il loro dinamismo.

Nel paragone con la fisica vediamo che il sentimento dell’amore riflette la dinamica del calore, del riscaldamento, e dell’espansione.

L’espansione derivante dal sentimento d’amore significa che la persona sa accogliere e accettare amore dagli altri e allo stesso tempo si concede di dare amore all’esterno di sé. È in grado di donare e di ricevere, come una membrana capace di emanare energia al di fuori e di assorbire nutrimento all’interno.

Questo alternarsi tra accoglienza e donazione, tra assorbimento ed emanazione, nell’allargamento costante dei propri confini tipico dell’amore come sentimento universale, può portare sia a un ampliamento e a una crescita del Sé spirituale, sia a una dispersione della persona, la quale ha abbattuto i propri limiti per espandersi attraverso l’energia vitale dell’amore.

Nell’odio invece la persona è incapace di amare, sia nel senso che prova una profonda sfiducia nell’amore umano come sentimento salvifico e come espressione del bene, sia nel senso che non riesce ad accogliere dentro di sé l’affetto dell’altro senza sospettarne l’inautenticità o secondi fini.

Dall’altra parte, lo stato di freddezza e contrazione dell’odio, non è sempre un male in sé. A volte si risponde in modo sano a chi ci ha fatto del male odiando.

Tuttavia, se il gelo emozionale e la cristallizzazione dei sentimenti diventano cronici, l’individuo riesce a provare infine solo passioni “fredde”, come nella vendetta o nell’ironia cinica, e vive in uno stato costante di assedio in cui ha paura di amare.

Allo stesso tempo a partire da questo timore si protegge reagendo con un modo di ragionare fondato sul calcolo, sulla pura razionalità, e sul controllo mentale dell’esperienza.

Ma in questo modo si fa del male perché diventa arido, e le sue relazioni restano su un piano superficiale in cui prevalgono il sospetto, l’amarezza, e il sarcasmo fine a se stesso.

 

 

 

© Omar Montecchiani

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