IL Sé autentico e il falso Sé

9 Maggio, 2018

Spesso si chiede come sia possibile distinguere il Sé autentico dal falso Sé. Tra i tanti criteri utilizzati per definirli e separarli a livello clinico, forse i più ribaditi sono questi: il vero Sé è connotato dal “voglio”, e quindi dal desiderio spontaneo e dallo slancio della persona verso la realizzazione integrale, ma flessibile, entro i limiti del suo sviluppo e condizioni di possibilità, dei propri talenti, virtù, ideali; ma anche dal contatto diretto e dall’espressione delle sue emozioni sentite. Il falso Sé viceversa è connotato dal “devo”, dalla rigidità e dalla tirannia della paura che sta al fondo dell’obbligo autoimposto. Paura di cosa? Delle conseguenze cui l’individuo andrà incontro se, appunto, non realizzerà quei “devo” che il proprio giudice interiore gli impone. Se ad esempio io ho la tendenza al perfezionismo, in maniera invalidante, il non riuscire a esprimere questa mia perfezione in qualche ambito mi porterà a provare una profonda angoscia della delusione possibile, panico e terrore, senso di inferiorità, senso di colpa, e via dicendo. In altre parole il falso Sé è coercitivo: è “coatto”, cioè obbligante. L’impulso coatto è improcrastinabile, non differibile. Se è vero che anche il desiderio porta con sé una componente coercitiva, la differenza con la paura delle conseguenze del falso Sé sta nel fatto che nel momento in cui realizzo l’oggetto del mio desiderio autentico io mi sento appagato, e non percepisco l’obbligo di ricominciare subito daccapo la ricerca di un nuovo scopo o oggetto. Nella realizzazione del “devo”, io mi sento comunque insoddisfatto dopo aver assolto il mio compito, tant’è che devo ricominciare subito, indifferentemente dall’ambito nel quale sento di concretizzare i miei “devo”. Sintetizzando con una metafora, potremmo dire che il vero Sé si impernia sulla sovrabbondanza e la spontaneità del sentire e dell’espressione, il falso Sé sulla mancanza e sull’obbligo della maschera che ci si è costruiti per sopravvivere nel mondo, e con la quale ci si è identificati.

© Omar Montecchiani

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