Il significato simbolico della pelle

6 Dicembre, 2018

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano, ed è divisa in epidermide, derma e ipoderma, il quale è anche detto “tessuto adiposo”.

Le sue funzioni sono quella di proteggerci dagli urti, dai traumi, dalle ferite, ma anche quelle di eliminare sostanze nocive o tossiche.

Ulteriormente, la pelle agevola la regolazione della temperatura corporea.

Quando fa caldo infatti sudiamo, e il sudore è un tentativo dell’organismo di abbassare la temperatura corporea.

Quando fa freddo i muscoli erettori fanno drizzare i peli (piloerezione) per cercare di proteggerci dalle basse temperature accumulando aria “riscandante” tra il pelo e la cute.

La pelle, come tutto il nostro corpo, esprime la nostra vita, o meglio: il nostro modo di vivere la vita.

La pelle è una specie di cartina geografica dell’anima, nella quale sono impressi, attraverso rughe, cicatrici, pallori e rossori, i segni della nostra vita interiore.

Le nostre emozioni e vissuti, i nostri anni, gli incidenti che abbiamo avuto e via di seguito.

Essa è il palcoscenico delle emozioni fondamentali.

“Sono sbiancato dalla paura”, “sono diventato rosso dalla vergogna”, “ho i nervi a fior di pelle”, “sono nero dalla rabbia”. Queste espressioni popolari non sono solo modi di dire.

La pelle è simbolicamente il punto di giunzione e di separazione tra interno ed esterno, tra io e non-io, tra sé e il mondo.

Essa è anche un forte simbolo di cambiamento: il serpente che non cambia pelle muore. Infatti attraverso il ricambio cellulare noi cambiamo pelle di continuo per poter crescere.

La pelle, essendo la sede espressiva delle emozioni, indica sempre il rapporto che abbiamo con altri.

Da una parte ci permette di difenderci, dall’altra ci permette di esprimerci.

In questo senso, le nostre difese nei confronti delle persone, delle nostre relazioni affettive, nei confronti di situazioni lavorative e quant’altro, non possono essere nascoste facilmente.

Questo perché appunto la funzione di difesa della pelle e l’espressività sono  funzioni strettamente congiunte in essa. Essere e apparire convergono nel corpo e nella pelle fin da subito.

Dovremmo mettere un’altra pelle sopra alla pelle per nascondere ciò che essa, spontaneamente, esprime.

La pelle ci connette e allo stesso tempo ci separa dal mondo. È questa la sua ambivalenza somatica intrinseca.

A livello psicosomatico una pelle sudata esprime ansia e insicurezza.

Una pelle rugosa e dura rivela una certa durezza nei confronti degli altri e una difficoltà a esprimersi gentilmente.

Una pelle delicata viceversa esprime sensibilità e bisogno di gentilezza.

Una pelle secca significa solitudine e aridità affettiva. Una pelle con brufoli denota un senso di rifiuto nei propri confronti e il timore di essere toccati (Nanetti, 2016).

Se vogliamo sedurre qualcuno curiamo la nostra pelle. Le donne sono maestre della cura epidermica ad esempio, attraverso trucchi e polveri colorate di vario genere. Pensiamo anche alla capacità seduttiva e persuasiva del profumo sulla nostra pelle, il quale va a stimolare in modo potente il cervello rettile.

Quando ci facciamo male inconsciamente esprimiamo il desiderio che gli altri, osservando le ferite sulla nostra pelle, si prendano cura di noi e riconoscano i nostri bisogni. Vogliamo essere “guardati” e riconosciuti, e quindi attraverso l’autoevidenza del segno cutaneo per l’altro risulta impossibile deviare lo sguardo.

Questo avviene nel momento in cui la comunicazione verbale diretta viene bloccata, perché percepita dalla persona troppo rischiosa. Si ricorre quindi alla comunicazione non verbale indiretta, la quale si serve di forme espressive analogico-simboliche.

I piercing, i tatuaggi, le nuove forme anche estreme di body art e via di seguito, rappresentano dei messaggi che vogliamo dare agli altri e a noi stessi.

Essi sono delle forme sociali contemporanee di comunicazione, attraverso le quali incarniamo letteralmente le nostre idee e visioni del mondo sulla nostra stessa pelle, e al medesimo tempo le mostriamo agli altri in modo duro, diretto, autoevidente.

Questo discorso richiama la dimensione del dolore come veicolo principale della comunicazione interpersonale e intrapersonale, che non possiamo affrontare ora vista la sua complessità ed estensione.

 

© Omar Montecchiani

 

 

Commenti

commenti

Puoi trovarlo in: Non categorizzato
Menu