Incontrare la paura per liberare l’amore

18 Novembre, 2018

Qualsiasi tipo di espressione d’amore, per gli altri, per le nostre passioni, per il lavoro, per la vita in generale, implica una serie di rischi i quali possono spingere la persona non amare più.

A non esprimere più cioè quello che prova all’esterno e a se stesso/a.

L’amore è quella forza per antonomasia la quale scardina qualsiasi certezza, qualsiasi sicurezza e desiderio di potere o di controllo.

Per questo nei rapporti “amorosi” basati sulla forza non c’è effettivamente amore, ma desiderio di sopraffazione e di dominio dell’altro al fine di piegarlo ai propri bisogni infantili di possesso, tentando di gestire la propria paura e insicurezza.

L’amore invece è spossessamento dell’Io, annullamento dell’ego, frantumazione della propria soggettività, in vista di una condivisione duale in cui l’altro si ritrova perdendosi nel noi a un livello evolutivo differente.

Vi è il rischio fortissimo tra le altre cose di essere rifiutati o di non essere riconosciuti, ma anche di non riuscire a esprimere ciò che si sente in modo adeguato.

Questo implica un sentimento di paura, di incertezza, di angoscia a volte, a cui la persona risponde attraverso una reazione di autosufficienza e di isolamento rispetto a ciò che prova.

L’amore infatti, e tutte le emozioni ad esso collegate, implicano un rapporto di interdipendenza con l’altro, e l’unico modo che la persona ha di non manifestare e di non percepire più a livello cosciente la paura che questi sentimenti implicano, è congelarli nel corpo mettendo la maschera dell’autosufficienza.

Ecco che allora i sentimenti e le emozioni diventano dei body-script, delle risposte corporee di irrigidimento a partire soprattutto dal ripetersi dell’emozione negativa.

Quando la maschera corporea, o corazza caratteriale come la chiama Reich, si è creata la persona è incapace di amare.

Per questo è importante incontrare le proprie paure direttamente nel corpo per liberare i propri sentimenti ed emozioni, i quali spesso e volentieri si cristallizzano nel soma il quale ci protegge e allo stesso tempo ci danneggia rispetto alle nostre potenzialità umane.

Nei gruppi di bioenergetica, focalizzati sull’elaborazione corporea delle rigidità e delle tensioni, lavoro spesso su questo aiutando le persone a uscire dalle gabbie che si sono create.

© Omar Montecchiani

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