La procrastinazione: perché non fare domani ciò che non ho voglia di fare oggi?

9 Maggio, 2018

La procrastinazione è un comportamento il quale ci spinge a rimandare le attività prioritarie che vogliamo o dobbiamo svolgere durante la giornata, o nell’arco di un certo tempo, per sostituirle con attività ludiche, piacevoli, o di secondaria importanza.

Ad esempio: invece di sbrigare quelle attività che tanto ci pesano e che magari hanno una scadenza, come andare alla posta, in banca, dal medico, fare un esame, finire di scrivere una tesi, dire qualcosa a qualcuno prima che sia troppo tardi, andare a trovare una persona che ha bisogno di noi, spedire quel curriculum, inviare quella mail, telefonare a tizio ecc., preferiamo giocherellare con il pc, con il cellulare, con i social ecc. Oppure dormiamo, gironzoliamo per casa inconcludenti, scattiamo foto per instagram, mangiamo schifezze ecc. Dopodiché, ci sentiamo in colpa e in ansia perché quella scadenza, quel compito da svolgere, non se ne è andato. È ancora li, pronto a metterci esso stesso in ansia più di prima, in un circolo vizioso perpetuo.

Quali sono le cause della procrastinazione? Possono essere tante e delle più svariate, dalle più superficiali alle più profonde e articolate. Vediamone alcune.

  • Noia
  • Disinteresse
  • Paura di scegliere
  • Paura dell’insuccesso
  • Paura del successo
  • Paura delle conseguenze
  • Paura delle responsabilità
  • Perfezionismo

In sostanza, la procrastinazione è un atteggiamento di difesa rispetto a ciò che potremmo percepire emotivamente e a livello di limiti personali, quando ci confrontiamo con obiettivi e scadenze, con scelte da compiere e risultati da raggiungere. Procrastiniamo per non sentire ciò che potrebbe darci fastidio se ci impegnassimo in un compito o in un percorso, il quale porta con sé necessariamente tutta una serie di responsabilità, paure e timori personali. 

Ovviamente, le “cause” che ho elencato possono rappresentare solo la superficie di una dimensione lavorativa, personale, sociale e relazionale ben più complessa. 

Esiste una procrastinazione saltuaria e una procrastinazione cronica. Chiaramente la prima non è disfunzionale, mentre la seconda può diventare un problema perché non si portano mai a termine gli obiettivi che ci si è prefissi.

Inoltre, come conseguenza inevitabile, vi è il fatto di non essere produttivi, ma non solo nel lavoro, anche rispetto alla capacità di poter realizzare relazioni stabili, profonde, relativamente durevoli, o comunque gratificanti e ancorate a ciò di cui abbiamo bisogno e in cui crediamo. L’altra conseguenza è la perdita della propria autoefficacia, la capacità di riuscire a fare qualcosa, di credere nelle proprie risorse, ma anche di gestire lo stress. In questo caso la persona è quasi sempre preoccupata, perché anche la sua autostima lentamente si incrina. Vi è anche un procrastinatore che si abitua alla “rimandite”. Così, si racconta il fatto di rimandare le cose noiose, abitudinarie, quotidiane, perché fanno parte della mera routine, e si esalta per le novità. Ma una volta intraprese quest’ultime con entusiasmo e slancio da leone, si stanca facilmente e abbandona l’impresa, lasciando tutto a metà.

Di tecniche per prevenire o indebolire la procrastinazione ce ne sono tante, e il web pullula di articoli di questo genere. Tuttavia, come ho mostrato nelle possibili “cause”, questo comportamento potrebbe essere indice di qualcosa di più di una semplice pigrizia congenita, comunque migliorabile. In questo caso sono dell’opinione che nessuna tecnica svolta da sé potrà produrre un qualche beneficio durevole minimamente paragonabile rispetto a un percorso, anche breve, di counseling (o di qualsiasi altro approccio).

Anche se ho spesso fornito delle tecniche in altri articoli, ho sempre sottolineato la limitatezza di esse relativamente a una esplorazione del problema all’interno di una relazione di aiuto. Sempre che la persona senta come problema un tale comportamento, e decida di farsi aiutare per risolverlo.

© Omar Montecchiani

 

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