La spiritualità moderna come fuga da se stessi

9 Maggio, 2018

Vedo molte persone, anche qui su Facebook, le quali si lasciano attrarre e spesso inglobare dalla “nuova” spiritualità e dalle scienze esoteriche, sia nella teoria che nella pratica.

Argomenti e dimensioni suggestive, sulle quali io stesso ho lavorato e sulle quali propongo laboratori esperienziali.

Tuttavia, occorre sottolineare che lo stesso Jung mise in guarda dal fatto che, le forze transpersonali implicano spesso la possibilità di identificazione con esse da parte dell’ego, o dell’io, della persona, con il risultato che gli individui ne vengono inflazionati a tal punto da convincersi del fatto che essi stessi sono quelle forze che hanno preso forma e sostanza in loro.

Così, Jung mette in evidenza come Nietzsche pensi di essere un predicatore iranico nato 3000 anni fa, Zarathustra, quando invece è la figura di Zarathustra, raffigurazione archetipica del Vecchio saggio, ad essersi incarnata in Nietzsche in seguito all’immersione/contatto con l’inconscio collettivo.

Ma oltre ad essere pericolose in sé, le forze e le energie spirituali lo sono anche da un punto di vista psicodinamico. Mi spiego.

C’è il rischio di una possibile frammentazione/implosione/esplosione dell’io in seguito all’accoglimento e contatto di queste energie e punti di forza, se l’io non è ben strutturato.

Spesso succede inoltre che gli alti piani della spiritualità vengano utilizzati per fuggire da sé, da ciò che, su un piano intramondano e intrapersonale o interpersonale, non abbiamo risolto, e che ci duole far riemerge, ricontattare e riconsiderare su un piano consapevole.

Questo perché emozioni come rabbia, paura, gelosia, vergogna, nonché vissuti infantili dolorosi, vengono considerati come aspetti di sé indegni e troppo “bassi” da elaborare, per cui ci si rifugia in stati di compassione, generosità e preghiera universali come rimedio per eludere quelle emozioni e quei vissuti.

Ken Wilber e Robert Masters, insieme a John Welwood parlano a questo proposito di Bypass spirituale, un atteggiamento per il quale la persona si spinge verso una trascendenza anticipata, prematura, senza essersi prima confrontata con ciò che, più banalmente, la riguarda in quanto individuo inserito nella società e nella quotidianità di tutti i giorni, il quale ha dei bisogni affettivi, cognitivi, relazionali e umani. I quali se ignorati nei loro lati non risolti riemergeranno in altre forme fantasmatiche, e ben più terrifiche.

I fenomeni che si verificano sono quelli di un distacco radicale, l’anestetizzazione delle emozioni, la focalizzazione solo su ciò che è positivo (per questo fenomeno rimando all’articolo di Fabiana Fondevila dal titolo “Psicologia della falsa spiritualità che inflaziona la psiche. Cos’è il Bypass Spirituale?”, dal quale ho preso spunto, apparso nel blog di Jung Italia il 4 aprile 2016)

È inutile, se non addirittura deleterio, sperimentare i piani alti della coscienza – il Sé superiore, le energie, presenze angeliche, la psicologia della fisica dei quanti etc. – senza prima aver consapevolizzato, integrato e strutturato i piani inferiori. Ferite emotive, rapporti passati e presenti, comportamenti disfunzionali, pensieri e idee coatte.

L’effetto di tutto ciò è una grande euforia ed esaltazione iniziale, un’illuminazione bruciante, ma senza alcun cambiamento sulla propria vita reale, se non su un piano mentale astratto.

A volte l’euforia inziale si trasforma in fanatismo, oppure viceversa ne seguono stati depressivi.

Se non ho compreso e ricollocato nel giusto modo cosa mi è successo nel passato, a livello inconscio soprattutto, dove andrò a inserire contenuti spirituali e transpersonali che sono di per sé di una certa portata?

Il rischio è quello di creare ancora più confusione, conflitti e spaccature inconsce.

Questo perché chi si immerge nella sfera dello spirito senza aver prima messo a posto e sistemato la cantina, somiglia un po’ a quello che intende costruire sempre più piani alti di una casa, per arrivare fino al cielo, senza averne prima costruito e solidificato le fondamenta.

Risultato: prima o poi la casa crolla.

Chi ha raggiunto una autentica integrazione psicologica prima, e spirituale poi, non ha bisogno di diventare un guru. Né vivrà stati di esaltazione, di euforia cosmica, o addirittura di fanatismo spirituale nel momento in cui entrerà in contatto con un che di transpersonale.

Si farà semplicemente testimone della realtà superiore che lo attraversa, e con profonda umiltà riconoscerà di essere un semplice messaggero di un contenuto universale che non gli appartiene in quanto individuo, ma è destinato all’intera umanità.

Nietzsche non si rende conto che non è lui a parlare, ma è Zarathustra che parla per bocca di Nietzsche.

© Omar Montecchiani

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