La violenza verbale è paragonabile a quella fisica?

14 Luglio, 2019

La mia personale risposta a
questa domanda è “si”.

Fin da piccoli siamo stati
abituati dai nostri genitori a tutta una serie di affermazioni che rasentano la
violenza verbale, o ne entrano a far parte a pieno titolo.

Divieti espressi con un tono e dei contenuti violenti, vessazioni, ricatti morali, manipolazioni.

Una delle frasi tipiche che ci hanno detto è: “Se non fai quello che ti dico farai stare male la mamma o il papà”.

In questo caso il bambino apprende la falsa idea per la quale egli può “far sentire” qualcosa agli altri.

Ma pensiamo anche ai giudizi
sulla persona stessa: “Sei uno stupido”; “Sei un inetto”; “Sei un ingrata”; “Sei
una deficiente”, ecc. In questo caso il bambino cresce su un terreno educativo
che va a minare la sua identità, cioè l’idea che egli ha di se stesso.

La violenza verbale non viene
esercitata solo quando siamo piccoli. Ma al lavoro, tra partner, o in società, attraverso
quei piccoli giochi comunicativi basati su determinati ruoli impliciti.

Pensiamo al fenomeno del mobbing,
nel quale di solito un superiore, oppure un collega particolarmente accanito,
utilizzano frasi come: “Sei uno sfaticato”, “Non hai voglia di far nulla”, “A
chi la vuoi dare a bere? Non ti interessa quello che faccio io qui, mi devo
sobbarcare tutto il lavoro”; “Sei non fai quello che ti dico ti licenzio”.

Queste e altri tipi di vessazioni
nel tempo vanno a far collassare la persona su tutta una serie di sensi di
colpa, rabbia inesplosa, vergogna, che possono portare anche ad atti
autolesionistici o a gesti violenti.

Nella coppia ci sono spesso atti
verbali compiuti dall’uomo, prevalentemente, nei confronti della donna, che
violano in modo intimo la sua femminilità, il suo ruolo di madre, oppure la sua
intera persona. “Sei una puttana”; “Nostro figlio avrà una madre snaturata”; “Sei
una deficiente”, e via di seguito.

Come sappiamo, per altro, alle
violenze verbali si aggiungono spesso quelle fisiche, che non fanno che
aggravare la situazione.

Infine penso agli atti di
bullismo adolescenziale, i quali si rivelano spesso secondo un linguaggio aggressivo,
violento, e sottilmente sadico.

Bisbigli e chiacchiere dietro le
spalle, che prendono in giro la sessualità del ragazzo o della ragazza: “Sei
una checca, un frocetto…”; “La dai a tutti”; “Sei talmente brutto che non ti
vuole nessuna”, ecc.

Questi atti linguistici possono
spingere come sappiamo i ragazzi e le ragazze ad atti estremi nei quali ne va
della loro vita.

Quindi ribadisco che, a volte,
per quanto mi riguarda la violenza verbale eguaglia o addirittura supera quella
fisica.

In qualsiasi caso, sia in quelli
che ho citato ma anche oltre, occorre rivolgersi subito alle autorità competenti
per farsi dare una mano.

©  Omar Montecchiani

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