La volontà di controllo e il corpo

22 Novembre, 2018

A volte pensiamo che il nostro senso di libertà e di autonomia rispetto agli eventi e alle scelte che compiamo ogni giorno, provenga dalla nostra volontà di controllare le cose.

In realtà, quanto maggiore è il controllo che esercitiamo sugli eventi della nostra vita, tanto più aumenta l’ansia che qualcosa possa sfuggirci e andare diversamente da come ce l’eravamo immaginato.

In questo senso pensiamo mentalmente di essere liberi, ma se ci ascoltiamo fisicamente, sentiamo di non esserlo. Il corpo rivela sempre la verità delle cose, cioè dei nostri modi di essere e di sentire.

Il corpo non mente. Quando c’è uno stato di tensione cronico, in questo senso dovuto a un atteggiamento persistente di controllare tutto, significa che non siamo effettivamente liberi, perché siamo imbrigliati dalle contrazioni somatiche le quali incarnano il nostro stile di vita, agevolandolo attraverso la cristallizzazione muscolare e nervosa.

Il corpo da una parte ci aiuta a mantenere l’ideale di controllo dell’io, dall’altra però, automatizzandosi per far risparmiare energia a tutto l’organismo, esprime una realtà paradossale: la nostra capacità di controllo, diventata ormai automatica grazie al corpo, rivela la nostra perdita di controllo di quella stessa capacità.

Un conto infatti è aumentare la nostra attenzione e i nostri sforzi coscienti in vista di un obiettivo o di un risultato che vogliamo raggiungere, come ad esempio potrebbe essere semplicemente quello di voler arrivare in tempo per prendere il treno prima che parta perché siamo in ritardo.

Il nostro corpo è teso, il cuore batte a mille, gli occhi sono focalizzati sugli orari dei treni in partenza, e non vediamo nemmeno le persone che incontriamo ma solo le strade che percorriamo per arrivare in stazione.

Un altro è essere in un continuo stato di agitazione e di preoccupazione all’interno del quale non c’è un vero e proprio motivo reale per sentirsi e agire in questo modo.

Qui la nostra libertà se ne è andata.

Un corpo che esprime la nostra capacità di essere veramente liberi, è un corpo flessibile, energico e vitale. Si muove con gioia, armonia e grazia, perché vive uno stato di benessere capace di renderlo adatto al cambiamento e al divenire di tutte le cose, perché semplicemente siamo, non dobbiamo necessariamente e sempre fare qualcosa.

Mi capita spesso di andare a correre lungo le strade di campagna, e di perdermi, nonostante la fatica, nella bellezza dei paesaggi che scorrono attraverso i miei occhi.

Non cerco di trattenere nulla, sebbene il senso di stupore e di piacere che provo durante la visione mi invita a soffermarmi di più, nel tentativo illusorio di fermare quel momento.

In realtà i momenti di ammirazione e di piacere, sono belli proprio perché, forse, non abbiamo la capacità di poterli fermare, e quindi ci abbandoniamo finalmente ad essi, immergendoci in uno stato di fusione con il mondo che ci circonda. Ci liberiamo della nostra volontà di controllo.

Questo ci fa sentire liberi per qualche istante. Il corpo è morbido e rilassato, e allo stesso tempo è attento, vigile, vitalmente pronto.

Nelle classi di bioenergetica questo lavoro sul controllo è un elemento importantissimo sul quale si lavora in modo approfondito.

Alcune volte quindi occorrerebbe concedersi il lusso di far accadere le cose, liberandoci così degli obblighi e dei doveri interiori, i quali rendono la nostra vita una invivibile corsa al perfezionismo, alla produzione esasperata, alla competizione e alle performance in ogni campo.

Anche nella dimensione affettiva, oltre che lavorativa.

Lasciare andare quello che non ha più ragione di essere, quello che non vogliamo veramente e autenticamente; accettare il fatto che qualcosa non possa essere più recuperata o alla quale non possiamo più aspirare per limiti fisici e mentali, in altre parole accettare la nostra fallibilità e fragilità, vuol dire liberarci da zavorre che ci portiamo appresso magari da anni.  

 

© 

Omar Montecchiani

Commenti

commenti

Puoi trovarlo in: Mente-corpo
Menu