Le tre anime e il cervello nella pancia

9 Maggio, 2018

Una moltitudine di tradizioni esoteriche, religiose e spirituali antiche, le quali si collocano al di fuori di quella occidentale, dalla filosofia taoista cinese ai Sufi alla tradizione Khauna degli indigeni hawaiani; dalla Kabbalah ebraica agli sciamani di diverse zone del mondo; dalle popolazioni africane dei Nupe ai nativi americani Lakota; ma anche gli eschimesi inuit, molte culture aborigene etc., hanno sostenuto da sempre l’idea che nell’uomo abitano tre anime. Una nella testa, una nel cuore e una nella pancia.

Anche Platone suddivide le funzioni dell’anima in razionale, irascibile e concupiscibile, localizzandole rispettivamente all’interno del soma nel cervello, nel cuore e nelle viscere. Aristotele, ugualmente, seppure secondo una metafisica differente, separa l’anima vegetativa, deputata alle funzioni della nutrizione e della riproduzione, e quindi nel basso ventre, dall’anima sensitiva, atta questa a compiere i movimenti e alla percezione sensibile. Infine, delinea l’anima intellettiva, quella che appartiene al rango superiore, la quale può apprendere gli oggetti astratti ed è dotata di una volontà intellettuale. 

Il cervello enterico, o cervello nella pancia, è stato scoperto in realtà un centinaio di anni or sono: dimenticato dalla medicina ufficiale, è stato poi riscoperto da Michael Gershon.

Nel suo libro intitolato “Il secondo cervello. Gli straordinari poteri dell’intestino”, egli sottolinea come il campo della neurogastroenterologia abbia scoperto che gli organi che costituiscono la nostra pancia siano rivestiti di una guaina protettiva la quale contiene circa 500 milioni di neuroni. Si, hai capito bene: 500 milioni. Il cervello enterico inoltre utilizza diversi neurotrasmettitori, serotonina, dopamina, glutammato, norepinefrina, ossido nitrico etc., al pari del cervello nella testa. Il 95%  della serotonina di tutto il corpo è prodotta dall’intestino secondo Gershon. L’intestino produce anche benzodiazepine, le quali come sappiamo sono alla base del Valium e dello Xanax: il cervello enterico se ne serve per calmare il cervello nella testa nei momenti di stress eccessivo e nei momenti di panico.

Sapevi che il tratto gastrointestinale contiene papille gustative? La pancia gusta i cibi al pari della lingua o quasi. Il cervello enterico, grazie alla sua rete neuronale intrinseca, è in grado di apprendere, di imparare e di essere educato: ha un livello di sviluppo e di sofisticazione pari a quello del cervello di un gatto. Ha una sua memoria emozionale e somatica, è parzialmente indipendente rispetto al cervello nella testa, può generare nuovi neuroni e comportamenti, ed è il primo formatosi lungo la scala evolutiva: in questo senso le sue funzioni sono basilari e fondamentali. Queste funzioni sono essenzialmente tre:

  • Motilità, cioè la capacità che ha un organismo di modificare la propria posizione rispetto a una determinata situazione ambientale.
  • Autoconservazione.
  • Identità di base.

La neurolinguistica ci parla dell’importanza di questo cervello nella nostra vita quotidiana. Prendiamo ad esempio queste espressioni: “Prendere una decisione di pancia; “Avere le farfalle nello stomaco”; “Bisogna avere fegato per prendere decisioni che richiedono coraggio”; “Non riesco a digerire questa situazione”. Queste espressioni indicano il profondo collegamento che c’è tra il cervello enterico e le nostre emozioni fondamentali nella vita di tutti i giorni.

Come mai non riusciamo a comprendere cosa ci dice la nostra pancia di fronte a certi problemi, scelte, contesti di vita? Perché i segnali della pancia essendo viscerali sono sottili e difficili da simbolizzare e comprendere attraverso la mente cognitiva. Quali sono questi segnali che il cervello enterico ci manda? Vediamone alcuni

  • Attrazione e repulsione
  • Sicurezza e minaccia
  • Sensazioni di ansia, crampi, rumori peristaltici, stomaco sottosopra
  • Risate di pancia
  • Disgusto fisico
  • Respirazione diaframmatica
  • Movimento fisico, esitazione nel muoversi

In sostanza, il cervello della pancia ci manda sempre dei segnali che ci dicono qualcosa di noi e del nostro rapporto con gli altri. Ti propongo qui di seguito un esercizio da fare a casa per comprendere che cosa la tua pancia ti sta dicendo, nel tentativo di informarti di qualcosa e quindi di aiutarti a vivere meglio la tua vita.

Siediti in un luogo tranquillo e silenzioso. Appoggia bene la schiena alla sedia, chiudi gli occhi e comincia a prestare attenzione al tuo respiro naturale per qualche minuto. Ora metti la mano destra, o entrambe le mani, sulla pancia, tra il diaframma e l’ombelico. Continua a respirare, ma stavolta fallo attraverso la tua pancia, cioè la parte bassa dell’addome. Ascolta questo respiro per qualche minuto, approfondendo soprattutto l’espirazione: ad ogni espirazione molla la presa, cioè lascia cadere il tuo corpo sempre di più sulla sedia. Lascia cadere i pensieri e le distrazioni derivanti dalla giornata trascorsa. Sei solo tu e il tuo corpo. Quando ti sei stabilizzato/a su questo ascolto, pensa a qualche situazione che devi ancora risolvere, o che ti preoccupa in particolare, oppure a qualche decisione che devi prendere, continuando ad ascoltare ciò che succede. Ci sono variazioni nel tuo respiro basso? Quali sensazioni ti sta rimandando la tua pancia? Quali emozioni ci sono? Quali tensioni, segnali di apertura, rilasciamento, costrizione o distensione avverti?

Non darti subito una risposta: respira lentamente, resta con le tue sensazioni e intuizioni per un po’. Rimetti lentamente le mani sulle gambe, fai qualche respiro e quando ti senti pronto riapri gli occhi. Ora prendi un foglio di carta e scrivi quello che ti viene in mente rispetto all’esperienza vissuta: cosa hai provato, e se hai ricevuto qualche risposta da tuo corpo.

© Omar Montecchiani

Bibliografia: M. D. Gershon, Il secondo cervello, Ed. Utet; G. Soosalu, M. Oka, mBraining. Armonizzare i 3 cervelli, Ed. Amrita; G. Downing, Il corpo e la parola, Ed. Astrolabio; R. Dilts at. All., L’evoluzione della PNL, Ed. Alessio Roberti

 

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