Lettere dal futuro: il pensiero ipotetico come risorsa

9 Maggio, 2018

Quando ci troviamo di fronte a un cambiamento che attendiamo di mettere in pratica da tempo, per quanto possiamo essere motivati, fiduciosi e propensi ad attuarlo, ci sentiamo come inceppati, bloccati rispetto alle difficoltà pratiche che riguardano l’attuazione concreta degli effettivi passi da fare per realizzarlo.

La motivazione c’è ed è buona, ma mancano le idee su come realizzare il cambiamento, su chi potrebbe aiutarci a realizzarlo, sulle possibili strategie per superare gli ostacoli che si potrebbero presentare.

Ad esempio: vorremmo cambiare lavoro ma non sappiamo cosa fare e come muoverci per cercarlo, o a chi rivolgerci. Desideriamo comprare qualcosa ma non abbiamo soldi a sufficienza.

Vogliamo creare un progetto, uscire da una relazione asfissiante, oppure stabilire nuove relazioni (d’amore, d’amicizia, di lavoro) interessanti, basate sulla fiducia e sull’arricchimento reciproco. Siamo bloccati sul dove, sul quando e sul come fare. Non sappiamo come attingere alle risorse sia interne che esterne.

Il pensiero razionale in questi casi può essere insufficiente, perché la ragione funziona secondo una logica oppositiva ed esplusiva, che può frenare soluzioni alternative e trasversali, capaci di lasciar emergere, al di là delle soluzioni già trovate in passato, nuove aperture e possibilità.

Una delle tecniche per alimentare il pensiero “divergente”, “analogico”, e quindi creativo, è quella della lettera dal futuro. È molto semplice. Immaginiamo di essere riusciti a risolvere il nostro problema già da 5 anni, e quindi di trovarci in un futuro nel quale un nostro sé saggio ci scrive come è riuscito a ottenere il cambiamento o a uscire dalla difficoltà. Ovviamente saremo noi, con un esercizio di immaginazione, che scriveremo la lettera a noi stessi.

È bene in questi casi elencare in modo preciso e puntiglioso tutte le risorse e le strategie possibili che il nostro sé futuro ha messo in atto per risolvere le questioni che ci interessano, raffigurandoci fin nei minimi particolari come egli vive, quali abitudini ha, come si muove e persino che cosa pensa. Perfino come pensa.

Il pensiero ipotetico è il pensiero dell’artista e del genio creativo, oppure ancora del nostro bambino interiore spesso dimenticato. Esso apre uno spazio di riflessione altro capace di farci ragionare in modo più ampio, sebbene possa risultare assurdo. Non facciamoci scoraggiare e proviamo lo stesso. 

L’immedesimazione e l’immaginazione futura possono far emergere risorse e idee insospettabili che al pensiero razionale sono precluse.

La prossima volta vedremo altre tecniche ed esercizi per alimentare il pensiero ipotetico.

 

© Omar Montecchiani

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