L’iperattività come fuga da se stessi

19 Maggio, 2018

L’iperattivismo contemporaneo è l’esatto contrario del sentimento vitale, autentico, spontaneo, che si verifica nel momento in cui l’energia corporea fluisce liberamente nell’organismo; quando cioè non ci sono blocchi percettivi rispetto alle emozioni che si liberano in essa. Emozioni le quali vengono espresse dal corpo in modo fluido e armonico.

Esso rappresenta quella modalità cognitivo comportamentale per cui, a partire da un irrigidimento controllato del soma, volto a produrre performance di alto livello secondo una certa immagine di sé proiettata, viene negato quel sentire capace di connetterci alla realtà del corpo.

In altre parole il fare sempre di più, l’accelerazione smisurata delle proprie attività, l’investimento quasi ossessivo delle energie in determinate azioni nel mondo, al di fuori di ciò che sentiamo, e quindi di ciò che siamo, rappresentano una modalità per non sentire, e quindi di essere presenti senza essere presenti.

La società in cui viviamo pretende dall’individuo la sfida di “dover” sempre essere all’altezza delle contraddizioni di un mondo liquido, sfuggente e contraddittorio nel suo cambiamento continuo.

L’uomo fa fatica a essere ciò che è, in quanto il mondo che lo ospita richiede da lui sempre maggiori energie, risorse, capacità di adattamento. La fuga dalle maschere richieste da questo mondo impazzito, e quindi l’annullamento del sé, rappresentano forse uno dei modi per riposarsi dall’esistenza.

Una delle realtà del corpo è questa: esso coagula sempre, ad ogni istante, il nostro modo di stare al mondo, di essere in relazione, di provare emozioni, sensazioni e sentimenti, capaci di restituirci il sentimento generale del nostro Sé. In questo senso, l’iperattività è una strategia, come abbiamo detto, per non sentire ciò che accade dentro di noi nel qui ed ora.

Il corpo viene sovraccaricato al punto tale da spingere al collasso la funzione propriocettiva. L’iperattivismo è quindi un fuggire verso un al di là, che alla lunga può portare a un senso di irrealtà, insoddisfazione per la vita, e vuoto interiore.

© Omar Montecchiani

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