Possiamo controllare le emozioni?

8 Dicembre, 2018

Si parla spesso di gestione emotiva, scambiandola erroneamente per “controllo emotivo”, dichiarando anche, secondo una visione psicologico-ideale di liberazione emotiva tipo “istinti indomabili umani”, che le emozioni “non si possono controllare”.

O le reprimi, quindi le neghi facendole implodere dentro di te, o le agisci, quindi le butti fuori in modo esplosivo.

In realtà anche se la cosiddetta gestione emotiva non ha a che fare propriamente con il controllo – bisognerebbe poi vedere che cosa si intende con questo termine, probabilmente si intende la pura repressione o schiacciamento emotivo -, non è assolutamente vero che non si possano controllare le emozioni.

Nel senso che noi lo facciamo di continuo e in modo del tutto inconsapevole attraverso il nostro corpo.

Come insegna la bioenergetica e la neurofisiologia tutta, il corpo, così come il nostro respiro, esprimono e modulano allo stesso tempo le emozioni che proviamo. Esprimono e modulano. Ripeto questo secondo termine.

Modulare significa sostanzialmente controllare le emozioni, cioè trattenerle e rilasciarle, in un certo modo piuttosto che in un altro.

Attraverso il nostro apparato osteo-muscolare, la nostra postura e il nostro respiro.

Il modo che abbiamo di respirare è il risultato di questa modulazione, così come la nostra postura e contrazioni muscolari, i quali imbrigliano dentro di sé le emozioni in vista del loro passaggio espressivo dall’interno all’esterno.

Per questo ad esempio da piccoli abbiamo un respiro che coinvolge tutto il corpo ed è sostanzialmente regolare, e da adulti invece ci scopriamo a respirare in modo più trattenuto magari in una sola parte del busto e con una frequenza a volte irregolare.

Nelle classi di bioenergetica che svolgo, così come negli incontri con i clienti individuali, agevolo le persone a recuperare una corretta respirazione e postura corporea, a sciogliere i blocchi muscolari e a ridurre le tensioni. Così da permettergli di accedere a un maggiore piacere per la vita e a una maggiore energia.

Il nostro corpo modula di continuo – cioè media, giunge a un compromesso, in un certo qual modo quindi controlla – l’espressività emotiva a partire dal rapporto, conscio o inconscio, che noi abbiamo con le nostre emozioni in relazione agli altri e al mondo.

E quindi la sua forma, la sua postura, è un risultato delle difese che abbiamo eretto, o del piacere che proviamo, nei confronti delle nostre emozioni e della loro espressività.

Va da sé che una modulazione, trattenimento, controllo dell’espressività, implica una attenuazione della percezione di quelle stesse emozioni.

Una persona con le spalle alte, “a stampella”, ha imparato a vivere nella paura ma non vuole più sentire la paura; un’altra con una postura ingobbita potrebbe essere schiacciata dalla vergogna o dal senso di umiliazione, dalla timidezza e via di seguito, e ha incaricato il suo corpo di nascondergli queste emozioni; l’entusiasmo, la gioia e la felicità ci fanno camminare a petto in fuori e con la testa alta.

Questo perché le emozioni sono prima di tutto dei complessi scambi neurofisiologici, spesso e volentieri, prima ancora che si incarnino nella dimensione mentale, conscia e cognitiva vera e propria. In altre parole esse sono “corpo”.

Ci dimentichiamo che a parte qualche emozione primaria particolarmente calda, come la paura o la rabbia, in certi momenti tra l’altro, che poi hanno comunque spesso delle attivazioni situazionali, le nostre emozioni sono apprese, cioè sono il risultato di “abitudini emotive” derivanti da esperienze ripetute di gioia, vergogna, sorpresa, felicità, entusiasmo, oppure dolore, malinconia, e via di seguito.

Si sono trasformate poi nel tempo in circuiti cerebrali stabilizzati e in body-script (risposte corporee fisse), i quali procedono in modo pressoché automatico.

Quindi in una certa qual misura il rapporto che noi intratteniamo con esse può essere cambiato.

Possiamo cioè ricablare i nostri circuiti cerebrali emotivi attraverso un’azione della coscienza, cioè della corteccia cerebrale superiore (neocortex) con la quale ci rendiamo conto delle nostre risposte emozionali automatiche, e quindi ne possiamo rinegoziare altre potenziali attraverso la riflessione, la meditazione e l’immaginazione.

Siegel a questo proposito parla di Mind-Sight, la consapevolezza di ordine superiore, attraverso la quale proprio mediante l’azione del renderci conto di come funzioniamo, cambiamo automaticamente quel sistema di funzionamento.

Questo accade per esempio nella PNL, una disciplina che utilizzo spesso nella formazione, e nella quale sono specializzato.

La persona, attraverso l’uso di determinate tecniche, si allena all’apprendimento di risposte emotive più utili e positive. Queste risposte diventeranno a loro volta, con il tempo, delle abitudini automatiche.

“La maggior parte di noi esperisce gli stati come qualcosa che “ci succede”, e li pensa come elementi al di là del proprio controllo. In realtà siamo noi a crearli a seconda di come percepiamo il mondo esterno. Siamo in grado di scegliere i nostri stati e possiamo essere noi a controllare le nostre menti, anziché esserne controllati” (S. Bavister, A. Vickers, PNL essenziale).

Possiamo quindi dire che sulle emozioni può essere esercitata una certa “gestione”, dato che a livello inconscio, cioè corporeo, questo già avviene spontaneamente, come abbiamo visto.

Per gestione dobbiamo qui però intendere non solo un certo controllo o modulazione espressiva, o anche l’installazione di nuove modalità reazione emozionale, ma tutta una serie di passaggi che puoi trovare nei miei due video dedicati all’intelligenza emotiva, e ai quali ti rimando per brevità di spazio.

 

© Omar Montecchiani            

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