Risorse creative: la tecnica del brainstorming

9 Maggio, 2018

Come promesso nell’articolo precedente, nel quale proponevo come strumento del pensiero ipotetico la “lettera dal futuro”,  parlerò quest’oggi di una tecnica tanto semplice quanto famosa: il brainstorming.

Debbo tuttavia fare una piccola premessa, la quale prende spunto dal mio lavoro – il counseling – e da come esso si struttura nei diversi passaggi.

Nei colloqui di counseling prima di effettuare il passaggio alla cosiddetta “pianificazione”, e cioè alla messa in evidenza di tutte le possibili azioni le quali porteranno alla realizzazione dell’obiettivo desiderato, occorre aver attraversato altri punti fondamentali.

  1. Il primo punto è stabilire una relazione con il cliente.
  2. Il secondo punto è rappresentato dalla focalizzazione dei bisogni e degli obiettivi possibili su cui lavorare.
  3. Il terzo punto riguarda l’evocazione della motivazione al cambiamento possibile.
  4. Il quarto punto, la pianificazione, si riferisce alle possibili strategie capaci di portare a realizzazione gli obiettivi prefissati. Il brainstorming riguarda appunto la pianificazione.

Collocandosi al punto 4, occorre aver prima stabilito, se si agisce in ambito gruppale, delle buone relazioni con gli altri; aver focalizzato l’obiettivo da raggiungere; e infine fatto emergere le convinzioni e le motivazioni per le quali stiamo mettendo in pratica un piano di azione.

Sebbene il brainstorming rappresenta una tecnica adottabile individualmente, in questo caso, dato che si presume sia solo una persona che sta leggendo l’articolo, esso può essere usato anche in gruppo. Anzi, nasce proprio come azione di gruppo, all’interno di contesti aziendali, imprenditoriali e politici, nei quali si mettono insieme le idee più disparate per risolvere una determinata questione.

L’idea è molto semplice, per cui cercherò di arricchirla attraverso informazioni nate dalla mia esperienza nel campo del rilassamento e della mediazione corporea.

Occorre innanzitutto liberare la mente da pregiudizi, idee irrazionali, convinzioni limitanti. Possiamo fare questo sedendoci, prestando attenzione al nostro corpo, e facendo qualche respiro profondo. Ad ogni espirazione immaginiamo di lasciar cadere a terra preoccupazioni e idee preconcette riguardo agli impedimenti possibili, lasciandole scivolare sul nostro corpo come fossero pietre, oppure flussi di luce. Poi, quando sentiamo che la mente è abbastanza sgombra, prendiamo un pezzo di carta e abbandoniamoci a tracciare sul foglio qualunque idea possa venirci in mente rispetto alle strategie positive, alle modalità e alle risorse, sia interne che esterne, le quali possono aiutarci a concretizzare i nostri obiettivi. Occorre focalizzarsi sull’aspetto “positivo” delle idee, non sugli ostacoli. Sul come e il quando piuttosto che sul perché.

Il punto è che anche le idee totalmente folli e assurde possono andare bene!

Come posso, ad esempio, comprarmi la macchina dei miei sogni? Posso spendere i soldi che ho per vincere una somma importante al superenalotto; farmi prestare denaro da qualcuno; posso fare una rapina; chiedere un aumento al mio capo; cercarmi un lavoro più remunerativo; comprare la macchina a rate; attendere che qualcuno me la regali; che mi giunga una grande eredità, etc etc. Anche le idee più assurde vanno bene perché in questo modo liberiamo la mente dai suoi stessi ostacoli e freni interni, facilitando l’apertura su nuove risorse possibili. Il pensiero ipotetico come abbiamo visto nell’articolo precedente funziona per vie associative, e quindi irrazionali e simboliche.

In pratica è come se molte persone diverse iniziassero a lanciarsi idee tra loro nella nostra testa.

Dopodiché, occorre passare al vaglio le idee emerse, valutando i pro e i contro di ognuna. Si prende quindi un altro foglio dividendolo in due colonne ben distinte (pro e contro), per poi scegliere l’idea più realistica e fattibile per noi in questo momento. Dopo valutati i pro e i contro e aver scelto l’idea, facciamo un piano di azione per realizzare quell’idea, suddividendo i diversi passaggi che ci separano dal suo compimento.

Se la mia idea è cambiare lavoro per comprare la macchina, mi renderò subito conto ad esempio, che essa non è realistica, ma anzi rischiosa: rischio di perdere il mio lavoro attuale e di non trovarne un altro, per comprare un oggetto il quale può piacermi, ma magari non fino a questo punto. Allora mi sposterò su altre idee più realistiche, le quali potrebbero richiedere certamente uno sforzo da parte mia, ma con un margine di rischio fattibile. Potrei chiedere un aumento al mio capo facendo come primo passo la richiesta; se non dovesse andare a buon fine potrei proporgli di fare straordinari, oppure di rinunciare alle ferie accumulando in questo modo ore di lavoro e quindi uno stipendio maggiore. E via di seguito.

L’importante è mettere sul tavolo quante più idee possibili, per poi fare una selezione in base ai vantaggi e agli svantaggi, concludendo con un piano di azione concreto riguardo alle diverse possibili strategie di attuazione delle idee medesime. Magari con piani A, B, C, di riserva.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto. Ti invito quindi a lasciare un commento se vuoi, e a visitare il resto del mio sito per cercare il percorso più adatto alle tue esigenze di consapevolezza, cambiamento, ed evoluzione personale.

 © Omar Montecchiani                         

 

 

 

 

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