Se fuggi da te stesso non andrai da nessuna parte

14 Aprile, 2019

La percezione che abbiamo di noi stessi porta sempre con sé una certa dose di sofferenza.

È quasi impossibile fermarsi a osservare ciò che siamo e ciò che sentiamo, come ad esempio le sensazioni che attraversano il nostro corpo, o ancora le emozioni e i pensieri, senza provare a volte un qualche senso di disagio, frustrazione, disappunto.

Questo specialmente quando veniamo messi alla prova da qualcuno, o da qualcosa, che stimola il nostro orgoglio e senso di identità.

Perché non solo difficilmente riusciamo a stare con “ciò che c’è”, essendo il nostro animo agitato dalla vita contemporanea con mille stimoli esterni.

Cellulari, rumori, prodotti da acquistare, servizi di cui usufruire, rumori, ecc.

Ma anche perché quello che vediamo, ascoltiamo o sentiamo, a volte non è per noi accettabile. O almeno non lo è completamente.

L’uomo fugge sempre da se stesso, e fugge da sé perché non si accetta.

Per mille motivi: per non apparire fragile ai suoi stessi occhi, perché quello che prova non è quello che si aspetta di provare, perché ha vissuto in un certo modo se stesso, e via di seguito.

Per non accettarci, tuttavia, dobbiamo compiere un’operazione cognitiva “astraente”.

Occorre cioè che ci mettiamo di fronte a un’immagine, più o meno consapevolmente, di come “dovremmo” essere.

Di solito questa immagine ha tratti perfezionistici, incontaminati, granitici, e quindi significa già di per sé uno scacco rispetto al nostro poterci adeguare ad essa.

Il dover essere qualcosa piuttosto che qualcos’altro, implica un giudizio, esplicito o implicito, rispetto alla effettiva realtà delle cose.

È solo in questa maniera che può emergere il problema della accettazione, o inaccettazione, di quello che siamo in questo momento.

Nel momento in cui cogliamo noi stessi nella pura spontaneità dell’accadere.

Se non facessimo questo confronto con ciò che “dovremmo essere”, non sorgerebbe alcuna difficoltà nell’autoascolto.

Ovviamente l’inaccettazione porta con sé tutta una serie di difficoltà esterne, sia di tipo relazionale, ma anche rispetto alla confusione che si ha in testa per quanto riguarda i propri obiettivi, non indifferenti.

Perché la persona vive un conflitto interno che contorce ciò che succede, le azioni che fa, e ciò che gli altri individui dicono.

Il percorso di accettazione, dunque, deve attraversare un certo processo, sempre doloroso.

Questo processo implica come prima fase l’osservazione, la messa a distanza, di quel modello con il quale ci confrontiamo attraverso il filtro del giudizio, sospendendo questo stesso giudizio.

In che modo possiamo iniziare a fare questo?

Qui di seguito ti propongo un semplice esercizio attraverso il quale puoi cominciare ad allenarti all’autoascolto e all’accettazione.

 

Siediti comodamente in un luogo silenzioso e tranquillo, appoggia i palmi delle mani sulle gambe, e metti i piedi ben piantati a terra.

Ora chiudi gli occhi e resta in ascolto del tuo respiro naturale. Non cercare di controllare nulla,  lascia che tutto fluisca.

Poi presta attenzione alle tue sensazioni corporee, e mentre percepisci magari alcune tensioni puoi dire a te stesso/a qualche volta questa frase: “vi accolgo e vi amo per ciò che siete”.

Continua a respirare e presta attenzione alle tue emozioni, e senza alcun giudizio di a te stesso/a qualche volta: “vi accolgo e vi amo per ciò che siete”.

Poi presta attenzione ai tuoi pensieri e alle immagini che sorgono nella tua mente. Lascia che scorrano come se fossero delle nuvole su un cielo azzurro, e di a te stesso/a qualche volta: “vi accolgo e vi amo per ciò che siete”.

Ora puoi riaprire gli occhi e riprendere contatto con la stanza.

Come ben sai è solo attraverso un percorso di sviluppo personale che, ovviamente, è possibile fare un lavoro più approfondito e coerente con il momento che stiamo vivendo.

Uno dei percorsi che ti consiglio, è quello che si terrà presso la Libera Università di Alcatraz l’11 e 12 maggio, nel quale attraverso la bioenergetica lavoreremo sui 7 chakra.

Un residenziale bellissimo, nel quale non solo potrai sciogliere le tue tensioni e prendere contatto con te stesso: ma potrai staccare da tutto e da tutti, e immergerti nella natura incontaminata in un posto incredibile, silenzioso e suggestivo.

 

 

© Omar Montecchiani

 

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